in foto: Illustrazione del Mystacina robusta, un pipistrello scavatore moderno. Gavin Mouldey

Tra i 16 e i 19 milioni di anni fa in Nuova Zelanda viveva un pipistrello gigante, i cui resti fossili sono stati recuperati nella regione Maniototo sull’Isola del Sud, la più grande dell’affascinante stato insulare. Il chirottero estinto, che era tre volte più grande di un pipistrello medio attuale, pesava circa 40 grammi e aveva abitudini di vita estremamente particolari. Si trattava infatti di un pipistrello scavatore o pipistrello dalla coda corta (famiglia Mystacinidae), che oltre a volare piuttosto basso, correva nel sottobosco e scavava tane nei tronchi marci e nel suolo. Questo comportamento è ancora presente negli attuali pipistrelli scavatori, come il pipistrello dalla coda corta della Nuova Zelanda maggiore (Mystacina robusta) e il minore (Mystacina tuberculata), entrambi seriamente minacciati di estinzione (il grande è in pericolo critico).

Il team di ricerca internazionale che ha trovato i suoi resti, denti e ossa della mascella, ha deciso di chiamarlo Vulcanops jennyworthyae per diverse ragioni. Il riferimento al vulcano è dedicato all’origine delle isole neozelandesi, ma anche a un famoso hotel (il Vulcan) nella città mineraria St Bathans, dove i ricercatori hanno spesso risieduto e dove si trova uno dei più ricchi siti per gli studi paleontologici della Nuova Zelanda. Il nome specifico jennyworthyae è invece una dedica alla dottoressa Jenny Worthy, che ha scoperto i fossili del pipistrello nel 2015.

Questa specie, ha sottolineato la dottoressa Suzanne Hand del Pangea Research Centre presso l’Università del Nuovo Galles del Sud (UNSW), è più affine ai pipistrelli che vivono in Sud America piuttosto che ad altri del Pacifico sudoccidentale, a causa del fatto che 50 milioni di anni fa le masse continentali della cosiddetta Gondwana erano collegate fra loro. Con la definitiva separazione del ‘super continente’ i pipistrelli del territorio neozelandese si allontanarono dai parenti sudamericani, sviluppando diverse caratteristiche peculiari.

Il Vulcanops jennyworthyae molto probabilmente si nutriva di nettare, fiori, ragni e insetti, come gli attuali pipistrelli dalla coda corta, e grazie alle sue dimensioni superiori poteva catturare anche piccoli vertebrati. I suoi resti sono stati trovati nei sedimenti di un grande lago preistorico di 5.600 chilometri quadrati, il Manuherikia, attorno e all’interno del quale visse una grande varietà di creature affascinanti oggi estinte. I dettagli sul pipistrello gigante sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

[Credit: Illustrazione di Gavin Mouldey]

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