In Gran Bretagna si sta sperimentando clinicamente – cioè sui pazienti – un vaccino universale contro l’influenza, che potrebbe giungere sul mercato entro 5 o 7 anni qualora le risposte ottenute fossero positive. Il vaccino colpisce il nucleo del virus e non le proteine superficiali, come i vaccini annuali. L’azienda che si sta occupando della ricerca, la Vaccitech fondata da scienziati del prestigioso Jenner Institute dell’Università di Oxford, ha ricevuto 27 milioni di dollari di finanziamento da vari investitori, fra i quali spicca GV di Alphabet Inc. (Google).

Dopo la prima fase della sperimentazione, nella quale sono stati coinvolti 145 pazienti, nella attuale si sta testando l’efficacia del vaccino MVA-NP + M1 su 862 volontari con età uguale o superiore ai 65 anni. I ricercatori dovrebbero concludere la sperimentazione di fase 2 entro il 2019, per poi passare alla terza e ultima, nella speranza di attrarre una grossa casa farmaceutica con i dati su carta.

Ma come mai fino ad oggi non è stato sviluppato un vaccino influenzale universale? Prima di tutto va sottolineato il fatto che un simile farmaco – nello specifico contro i virus di tipo A, il più comune per l’uomo – rappresenta una sorta di “Sacro Graal” per la ricerca scientifica, che permetterebbe di evitare la vaccinazione annuale contro la diffusissima patologia. Essa si rende necessaria a causa delle continue mutazioni dei vari ceppi di virus, che stagione dopo stagione si presentano sotto forma di nuove (e vecchie) minacce. I vaccini annuali vengono sviluppati sulla base di previsioni, per questo può capitare – come avvenuto quest’anno – che risultino non perfettamente efficaci. I virus influenzali possono essere rappresentati come cuscinetti puntaspilli, dove le teste degli spilli (le proteine superficiali) sono i bersagli da colpire; poiché mutano continuamente, è necessario produrre sempre nuovi vaccini per stimolare il sistema immunitario a produrre gli specifici anticorpi. Per questo è complesso sviluppare un farmaco universale.

Il vaccino sperimentale MVA-NP + M1 prodotto da Vaccitech, tuttavia, non colpisce queste proteine superficiali, ma quelle del nucleo del virus (del cuscinetto, in pratica) che restano stabili. Inoltre, invece di stimolare la produzione di anticorpi, attiva le cellule T del sistema immunitario per abbattere l’invasore. Questo è il dettaglio che al momento non convince completamente le grandi aziende farmaceutiche a investire sul progetto. I ricercatori britannici confidano comunque nel loro farmaco, e si attendono risultati molto positivi dal trial attualmente in corso. In un prossimo futuro sicuramente ne sapremo di più.

[Credit: Huntlh]

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