La puntata de ‘Il terzo indizio‘, in onda martedì 30 gennaio, ha ripercorso il caso di Monica Ravizza, assassinata a soli 24 anni dal suo ex fidanzato. Il trentunenne D.A.M. non accettava che la donna, nonostante fosse incinta, non volesse più saperne di lui. Monica, infatti, intendeva abortire e ricominciare una vita senza quell’uomo possessivo e geloso. La notte tra il 18 e il 19 settembre 2003, la Ravizza venne assassinata con sei profonde coltellate. Poi il suo corpo venne dato alle fiamme.

Come è nata la relazione tra la Ravizza e D.A.M.

Monica è una donna forte e risoluta. Ama essere indipendente e sa di poter sempre contare sulle sue capacità. Così, a 20 anni va a vivere da sola. Trova lavoro come estetista. Non è un mestiere scelto a caso solo per ottenere un’entrata economica, per lei si tratta della realizzazione del suo sogno. È un’amica a presentarle D.A.M. I due hanno caratteri molto diversi. Monica è energica e travolgente, D.A.M. è un uomo solitario e introverso. È originario della provincia di Catanzaro, ma si è trasferito sin da piccolo a Milano. Lavora come muratore ed è legatissimo alla madre, soprattutto dopo la morte del padre. Tra Monica e il trentunenne nasce un sentimento. La Ravizza sente di aver finalmente trovato l’uomo giusto, dopo due anni da single.

Due modi diversi di vivere il rapporto.

Monica Ravizza e D.A.M. vivono la loro relazione in modo molto diverso. La giovane preferisce assaporare questo nuovo amore giorno per giorno, senza farsi troppe domande sul futuro. Il suo compagno, al contrario, parla già di una storia senza fine e si trasferisce nell’appartamento di lei. In un’occasione – quando per i genitori di Monica è ancora solo uno sconosciuto – arriva ad annunciare alla madre di lei, Maria Teresa D’Abdon, di avere intenzione di sposare la figlia.

D.A.M. diventa sempre più possessivo.

La relazione tra D.A.M. e Monica non è ben vista non solo dalla madre di lei, ma anche dagli amici. Molti notano l’eccessivo attaccamento dell’uomo alla sua fidanzata. Geloso e possessivo, infatti, non lascia respirare la sua compagna. Ogni volta che lei si allontana da casa, anche solo per andare a lavoro, la perseguita con continue chiamate per chiederle con chi sia e convincerla a tornare subito a casa. L’incanto per Monica si spezza. La pressione continua di D.A.M. inizia a infastidirla. L’amore cede il passo all’insofferenza.

La scoperta della gravidanza.

Una mattina Monica ha un malore, così decide di non andare a lavorare. La madre sospetta subito che la Ravizza sia incinta. Per sedare ogni dubbio, Monica fa il test e scopre di aspettare un bambino. Purtroppo la notizia non arriva in un clima di gioia. La donna è spaventata. In fondo ha una relazione con D.A.M. da soli due mesi, inoltre non è nemmeno più certa di amarlo. La gravidanza non fa che complicare una situazione già di per sé intricata.

Monica Ravizza lascia D.A.M.

Monica non comunica la gravidanza alla sua famiglia. Dà la notizia solo al suo compagno e ai colleghi. D.A.M. è entusiasta e inizia già a programmare il suo futuro di padre e marito. La Ravizza, però, non riesce a condividere la sua gioia. Vorrebbe riprendersi la sua libertà e ritiene che il fidanzato abbia fatto di tutto per legarla a sé, incluso non prestare attenzione durante i momenti d’intimità. Così, prende una decisione. Chiude il rapporto con D.A.M, che devastato lascia il loro appartamento.

18 settembre 2003 – L’omicidio di Monica Ravizza.

Il 16 settembre 2003, Monica incontra una ginecologa. Dopo una dolorosa riflessione, decide di abortire. Il suo ex, intanto, continua ad assillarla. Le invia dei fiori al salone in cui lavora con bigliettini in cui dice di amarla e di sentire la sua mancanza. Il 18 settembre 2003, la contatta e le chiede un incontro. Dopo aver cenato fuori con un’amica, alle 22:30 Monica rientra nel suo appartamento. Trova D.A.M. ad attenderla sotto casa. Qualche ora dopo, la vita di Monica si spegne. Secondo quanto dichiarato dall’uomo ai carabinieri, i due avrebbero discusso perché la giovane aveva ribadito di non voler tornare con lui e gli aveva anche comunicato di voler abortire. Sentitosi tagliato fuori da quella scelta importante, aveva perso la testa. Dopo aver afferrato un coltello da cucina, aveva sferrato sei coltellate a Monica. Poi le aveva messo un cuscino sul volto perché non sopportava la vista della sua espressione sconvolta.

Il tentato suicidio di D.A.M. e l’incendio.

Con lo stesso coltello con il quale aveva ucciso Monica, a suo dire, avrebbe tentato di togliersi la vita. La ferita che si era procurato al polmone, però, non era mortale. L’uomo, dunque, raccontò di aver tentato di portare a termine il suo macabro piano, colpendosi la testa con un oggetto. Poi, ha dato fuoco al letto su cui era riverso il corpo esanime di Monica. Un vicino di casa notò le fiamme che stavano distruggendo la casa della Ravizza e allertò subito i Vigili del Fuoco. La scena che si trovarono davanti era raccapricciante. D.A.M. venne trasportato in ospedale e mentre riceveva i soccorsi confessò di aver ucciso Monica.

Diego Armando Mancuso ha già scontato la sua pena.

Diego Armando Mancuso – con rito abbreviato – è stato condannato in primo grado a 18 anni di reclusione. In appello, la pena è stata ridotta a 16 anni. Con l’indulto, poi, ha avuto un ulteriore sconto di pena di tre anni. Nel 2014, l’uomo è tornato in libertà.

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