Gli orsi polari (Ursus marittimus) hanno bisogno di mangiare molto più cibo di quanto stimato sino ad oggi, e poiché i cambiamenti climatici stanno rendendo la caccia alle foche un vero e proprio inferno, la loro estinzione è sempre più probabile e vicina. È quanto emerge da una nuova ricerca condotta da studiosi dell’Università della California di Santa Cruz, dello US Geological Survey e dello Zoo di San Diego, che hanno monitorato comportamento e altri parametri di alcuni esemplari nel Mare di Beaufort, una porzione dell’Oceano Artico.

I ricercatori, coordinati dal biologo Anthony Pagano, hanno applicato agli animali degli speciali radiocollari in grado di raccogliere video e altre informazioni, che sono state sfruttate per determinare il successo nella caccia e i tassi metabolici. Gli animali sono stati monitorati per un periodo di 9/11 giorni ciascuno durante la primavera, la stagione in cui gli orsi polari accumulano la maggior parte del grasso dell’intero anno. Dall’analisi dei dati è emerso che i plantigradi avevano tassi metabolici del 50 percento più elevati rispetto a quelli stimati in precedenza. In altri termini, per sostenersi avevano bisogno di molto più cibo di quanto si credesse. Questo dato, associato alle difficoltà nella caccia, ha avuto un risultato drammatico: cinque dei nove esemplari monitorati hanno perso fino a 20 chilogrammi in appena dieci giorni, cioè due kg al giorno. Ciò significa che non riuscivano a catturare prede sufficienti per sostenere il proprio fabbisogno energetico, con tutto ciò che ne consegue sotto il profilo della sopravvivenza.

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Il motivo per cui gli orsi polari hanno tante difficoltà a catturare le foche risiede principalmente nei cambiamenti climatici, che stanno sciogliendo i ghiacci sotto le loro zampe e trasformando l’habitat in cui vivono. Gli orsi, ad esempio, sono costretti a fare lunghissime e dispendiose nuotate per spostarsi tra una piattaforma di ghiaccio e l’altra, oppure sono obbligati sulla terraferma per molto più tempo proprio in primavera, il periodo di maggiore abbondanza alimentare. Non è un caso che la popolazione di orsi polari del Mare di Beaufort, in appena dieci anni, si è ridotta del 40 percento. Alla luce dei risultati di questo studio, i cui dettagli sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Science, non stupisce che alcuni animali vengano di tanto in tanto avvistati in condizioni disperate. Come l’orso polare ridotto a uno scheletro e con le zampe atrofizzate immortalato sull’isola di Baffin dal fotografo Paul Nicklen.

[Credit: Anthony Pagano, USGS]

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