Il rover Curiosity ha catturato immagini ad altissima qualità del Pianeta rosso, che gli ingegneri della NASA hanno elaborato e “fuso” per creare un incredibile video panoramico. Il paesaggio che ne emerge, per quanto arido e desolato, ricorda molto da vicino alcuni ambienti selvaggi della nostra Terra, e in qualche modo riesce a rendere Marte più “reale” e familiare di quanto non lo sia mai stato. Il filmato è particolarmente affascinante anche perché abbraccia quasi tutta la strada – ben 18 chilometri – che il robot ha percorso dal 12 agosto 2012 fino ad oggi, cioè da quando è “ammartato” con una spettacolare manovra nel cratere Gale.

L’avanzato occhio di Curiosity, la Mast Camera o Mastcam, per la prima volta si è guardato alle spalle, dopo che il robot ha raggiunto la cresta “Vera Rubin Ridge” sita sul fianco nord del Monte Sharp. In questo modo, da un’altezza di 327 metri, Curiosity e gli ingegneri che lo manovrano dalla Terra hanno avuto un punto di vista privilegiato sul fondo e sul bordo settentrionale del cratere. Quasi tutte le “montagne” che si possono osservare in lontananza si trovano a due chilometri di distanza dal rover, e rappresentano proprio il margine del cratere. In un punto, tuttavia, è possibile ammirare anche la porzione apicale di una collina molto lontana, sita a 85 chilometri dal cratere.

Nel video, oltre al percorso di Curiosity, vengono evidenziate alcune delle formazioni geologiche più interessanti inquadrate dal robot, come ad esempio il “Peace Vallis Channel”, il letto di un vero e proprio fiume, che 3 miliardi di anni fa confluiva nel lago una volta presente nel cratere. Analisi di laboratorio condotte con gli strumenti equipaggiati dal rover suggeriscono che quell’acqua aveva tutte le caratteristiche idonee per poter supportare la vita microbica, della quale tuttavia ancora non sono state trovate prove concrete.

Le immagini del filmato furono catturate esattamente tre mesi fa; oggi Curiosity si trova ancora più in alto rispetto alla Vera Rubin Ridge (in 90 giorni ha scalato altri 27 metri). Per trasmettere questi dati ad altissima qualità gli ingegneri della NASA hanno sfruttato la sonda MAVEN al posto del Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) e del Mars Odyssey orbiter, i relé abituali. Questo perché, grazie alla sua orbita fortemente ellittica, si è trovata molto più vicina al robot rispetto alle altre due sonde, caratterizzate da orbite circolari. Ciò ha permesso l’invio di ben un Gigabit di dati, un vero e proprio record per la missione. Purtroppo, proprio a causa della sua orbita, MAVEN può essere sfruttata per trasferire dati soltanto in determinati passaggi, che gli scienziati contano di sfruttare con profitto anche in futuro. La missione di Curiosity continua, e il suo prossimo obiettivo è l’analisi di alcuni campioni rocciosi, da estrarre dopo aver usato il trapano in dotazione.

[Credit: NASA/JPL]

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