Un Ufo si aggira sull’Himalaya proprio in cima al monte Everest. L’oggetto viene descritto nei tabloid come di forma discoidale. Nonostante sia strepitosa si tratta di una sola foto in un totale di 477, scattate dall’alpinista e regista David Breashears. L’intento era infatti quello di realizzare un foto-mosaico che riprendesse il monte Everest nella sua magnificenza.

Lo stupore deve essere stato enorme, come spesso capita quando a occhio nudo non si vede niente, poi esaminando lo scatto ci si accorge di avere immortalato l’ennesimo potenziale disco volante. E’ un copione già letto. Abbiamo trattato diverse volte questo genere di avvistamenti. Al solito risentono della mancanza di una figura, che a causa della faciloneria con cui si fruisce delle fotocamere digitali, sembra destinata all’estinzione: il fotografo.

Quando il fotografo non c’è gli ufologi ballano.

Sono diversi gli artefatti fotografici o i fenomeni ottici che possono indurci a credere di aver visto cose che non esistono. Alcune volte è difficile giungere ad una soluzione, altre volte invece si tratta di veri e propri casi da manuale. Come questo caso. I fototecnici che hanno avuto a che fare con l’analisi di immagini ufologiche definiscono “blurfo” l’immagine in lontananza di un uccello – più raramente un insetto – che appaiono sfocati e deformati a causa della velocità di movimento, il quale rende difficile al chip della fotocamera di riprenderli in modo nitido. Qui siamo di fronte a qualcosa di un po’ diverso. Infatti non c’è nessuna sfocatura.

Ufo, uccello o elicottero?

E’ partita così una strana challenge in Rete per capire se si potesse parlare effettivamente di un volatile o di qualche altro oggetto volante. Vi ha aderito anche il debunker ufologico Scott Brando, con una rappresentazione grafica del dilemma scatenatosi nel Web, altrimenti evitabile consultando chi con la fotografia ci lavora sul serio. Il verdetto giunge alla fine da Ed Douglas, autore di una rivista per appassionati di alpinismo, l’Alpine Journal. Con un tweet spiega che si tratta di un esemplare di “gracchio alpino”. Questo volatile a dispetto del nome vive anche in Asia e nel Nord Africa, mentre migra per nidificare nelle Alpi e negli Appennini.

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