Quel che per uno scienziato è un organismo geneticamente modificato (Ogm) appartiene ad una vasta gamma di mutazioni genetiche indotte, le quali non rientrano nella “definizione ufficiale” prevista nelle direttive europee. Tutt’oggi in Europa si producono alimenti che hanno subito mutazioni, senza che questo venga specificato nelle etichette.

Cosa NON sono gli OGM?

Sappiamo che l’Europa ha vietato la produzione degli Ogm. Ma è realmente così? Sì, legalmente è quanto succede davvero. Il problema è che non tutto quel che consideriamo geneticamente modificato è “Ogm”, secondo le direttive dell’Ue. Se questa definizione coprisse ogni tipo di mutazione genetica indotta, sarebbero tutte regolamentate e lo troveremmo indicato nelle etichette. I prodotti Ogm che importiamo dall’estero sono monitorati regolarmente. Tuttavia continuiamo a consumare senza saperlo tanti alimenti “geneticamente modificati”. Facendola breve, ad oggi viene considerato Ogm solo ciò che viene modificato con alcune tecniche.

OGM e modifiche genetiche sono la stessa cosa?

Dario Bressanini nel suo canale YouTube si è occupato diverse volte di questi equivoci. In un recente video in particolare descrive alcune situazioni in cui diversi frutti risultano effettivamente mutati. Altri pensiamo che lo siano, ma non lo sono affatto. Le banane e altri frutti senza semi li dobbiamo al fatto che pur essendo sterili vengono coltivati per clonazione, che in botanica può avvenire naturalmente, senza necessariamente ricorrere alle provette. In altri casi invece sono necessarie le biotecnologie, come per il caso delle angurie senza semi, mediante la “colchicina”, una sostanza che agendo sul corredo genetico sviluppa dei “triploidi”, ottenendo quindi delle angurie con dei cromosomi in più. Esistono anche tecniche in grado di permettere incroci tra vegetali altrimenti non compatibili.

Emblematico il caso del pompelmo rosa un tempo coltivato nei cosiddetti “campi gamma”, delle coltivazioni a forma discoidale dove i semi vengono letteralmente esposti a radiazioni, provenienti da una sostanza radioattiva posta al centro del campo, oggi sono in disuso ma solo perché esistono tecniche più efficienti; quel che si ottiene sono proprio delle mutazioni genetiche, indotte. Stiamo parlando di campi sperimentali, dove si esaminano le mutazioni provocate, selezionando quelle considerate più utili. E’ così che nel 1975 in Italia nei laboratori Enea di Casaccia è nata una varietà di frumento denominata “Creso”. La sorgente radioattiva utilizzata era il Cobalto 60.

Consumiamo già alimenti modificati geneticamente.

La sigla Ogm corrisponde ad una definizione puramente giuridica. Dobbiamo quindi stare attenti anche quando si parla di ciò che viene prodotto fuori dall’Unione europea, dove potrebbero esistere altre definizioni, come nel caso degli Ogm cubani. Un ruolo importante viene giocato anche da altre definizioni decisamente più vaghe, quali il concetto di “contro natura”. Stando alla direttiva europea n°18 del 2001 questo è quanto dobbiamo considerare Ogm

Un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale.

Che dire allora degli “ibridi” uomo-animale? Non sono un soggetto fanascientifico, esistono davvero ma si tratta in realtà di “chimere” per la produzione di organi da trapiantare. Ma il documento dell’Unione è molto più vasto. Vediamo adesso quali sono i casi che non sono considerati “Ogm”

Le tecniche elencate di seguito non sono considerate tecniche che hanno per effetto una modificazione genetica: fecondazione in vitro; processi naturali, quali la congiunzione, la trasduzione e la trasformazione; induzione della poliploidia; la mutagenesi.

Non ci addentriamo nelle motivazioni che hanno spinto i legislatori ad escludere alcune tecniche rispetto ad altre, sta di fatto che la “realtà giuridica” non sempre corrisponde perfettamente a quella scientifica. Continuiamo a consumare – spesso a nostra insaputa – alimenti mutati senza conseguenze rilevanti, tanto in medicina quanto in economia. Basti pensare che 1/3 del riso italiano ha subito modifiche genetiche, con buona pace di molti siti che parlano di “riso Ogm prodotto illegalmente”. Ad una varietà di riso, il “Golden rice” (nel quale era stata inserita la vitamina A delle carote), nel 2002 non venne permessa la produzione. Si tratterebbe di un “pericoloso Ogm”, il cui ritardo nell’entrata in commercio nella sola India è costato oltre un milione di anni di vita, si tratta di un dato statistico ottenuto in uno studio pubblicato dai ricercatori di Cambridge, nel 2014.

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