Si chiama Buran in russo, ma noi lo chiamiamo Burian dal gergo giornalistisco che, associato agli influssi linguistici, ricorda il termine ‘burrasca’, ed è il vento gelido che dalla Siberia sta ‘ibernando’ l’Italia portando con sé la neve. Ma cos’ha di speciale il Burian? E quando finirà? Ecco cosa c’è da sapere sul Buran, il vengo gelido dalla Siberia.

Il vento dalla Siberia. Burian è un anticiclone termino russo che si forma nel periodo tardo autunnale e invernale, che spira da nord/nordest e dalla Siberia può raggiungere l’Italia portando bufere di neve e temperature molto basse, come stiamo vivendo infatti in queste ore. Nello specifico il vento è particolarmente freddo perché arriva da un’area in cui c’è il ‘freddo pellicolare’ che cioè è freddissimo e vicino al suolo (a circa 1.000/2.000 metri) e può portare le temperature anche a 60 gradi sotto zero.

Non solo freddo, anche neve. Il freddo del Burian è caratterizzato anche da precipitazioni che diventano bufere di neve, in queste ore infatti molte sono le città italiane imbiancate per l’effetto di questo raro evento atmosferico.

Il Burian in Italia. L’evento è sicuramente raro, ma non così tanto come pensiamo, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi anni: il vento gelido dalla Siberia ci ha fatto visita nel 1985, ma anche nel 1991, nel 1996 e nel 2012.

Il ponte di Weikoff. Il Buran arriva in Italia quando si forma il Ponte di Weikoff, una sorta di ‘blocco’ che si forma quando l’Anticiclone delle Azzorre converge verso nord est e si congiunge con le frange occidentali dell’alta pressione russo-siberiana. Il motivo del nome è che fa da ‘ponte’ alle masse d’aria che arrivano così fino all’Europa e al Mediterraneo, e quindi anche da noi in Italia. Nel nostro Paese il vento freddo incontra temperature più miti e maggiore umidità dando vita alle nevicate in bassa quota.

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