La Luna sarebbe nata direttamente dal cuore della Terra quando si è trovata nella fase di “synestia”, un oggetto celeste recentemente ipotizzato la cui forma è paragonabile a quella di una gigantesca ciambella. A formulare la nuova e affascinante teoria, gli stessi ricercatori dell’Università di Harvard e dell’Università della California-Davis che a maggio del 2017 presentarono al mondo il nuovo, bizzarro – e non ancora osservato – oggetto. In parole semplici, una synestia, il cui nome deriva dalla fusione del termine greco syn (unione) ed Estia, la dea della casa e del focolare, è un colossale disco di roccia vaporizzata che ruota vorticosamente, prodotto dalla collisione di due enormi corpi celesti, come due pianeti.

Com’è noto, la teoria più accreditata sulla formazione della Luna è quella “dell’impatto gigante”, formulata nel 1975 da William Hartmann e Donald Davis. Secondo i due scienziati americani la Terra 4,5 miliardi di anni fa sarebbe stata colpita da un pianeta grande come Marte chiamato Theia, e il materiale scagliato nello spazio dalla catastrofe si sarebbe lentamente fuso fino a formare la Luna. Pur essendo la più accettata dalla comunità scientifica, dato che spiega diverse caratteristiche come momento angolare e velocità di rotazione della Luna, scricchiola quando si tratta di composizione chimica, con concentrazioni di elementi non compatibili. La teoria della synestia mette una pezza proprio sotto questo punto di vista, ma apre altri interrogativi ai quali rispondere.

Secondo Simon Lock e Sara Stewart, i due coordinatori della ricerca, i materiali rocciosi vaporizzati e collassati al centro della ‘ciambella’ – sottoposto a temperature e pressioni elevatissime – avrebbero dato via a una sorta di ‘seme’ durante il processo di condensazione e raffreddamento. Da questa struttura primordiale della synestia-Terra sarebbe originata la Luna, espulsa dopo pochi decenni dal moto vorticoso della ‘ciambella’, che nel millennio successivo ha invece dato vita alla Terra. Le differenze in termini di composizione tra Terra e Luna sarebbero legate proprio alle temperature elevatissime del processo, che in pratica avrebbe sottratto determinati elementi dal satellite.

Per quanto plausibile, ciò non spiega come mai sulla Luna si trova acqua in concentrazioni così abbondanti e distribuita ovunque sulla superficie, soprattutto sotto forma di idrossile OH, come dimostrato da una recente ricerca dello Space Science Institute di Boulder. Oltre agli altri composti, il processo della synestia avrebbe infatti dovuto eliminare anche l’acqua. Secondo i ricercatori potrebbe essere giunta sulla Luna in un secondo momento, magari attraverso l’impatto con qualche corpo celeste ghiacciato, ma sono solo ipotesi che dovranno essere confermate da altre indagini. I dettagli dell’affascinante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Geophysical Research: Planets.

[Credit: Sara Stewart UC Davis / Nasa]

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