Impatto cinetico o esplosione nucleare: sono queste le uniche due opzioni valide per deviare un potenziale asteroide da ‘Armageddon’ – come il colossale Bennu – puntato verso il nostro pianeta. Non ci sono alternative, ma le tecnologie a nostra disposizione difficilmente potrebbero salvarci da un simile, catastrofico scenario. Per questa ragione un team di ricercatori americani della National Nuclear Security Administration (NNSA), della NASA e di due laboratori di armamenti del Dipartimento dell’Energia ha progettato – al momento solo sulla carta – la navetta HAMMER, acronimo di Hypervelocity Asteroid Mitigation Mission for Emergency Response.

Si tratta di un’astronave peculiare da 8,8 tonnellate, il cui scopo è quello di essere scagliata contro l’oggetto celeste che ci minaccia. Come indicato ci sono due possibilità. L’impatto cinetico, ovvero un ‘semplice’ scontro diretto contro l’asteroide, oppure un’esplosione nucleare, con potenti bombe opportunamente caricate nella stiva di HAMMER. Per quanto grande e pesante, una sola di queste astronavi non sarebbe sufficiente a scalfire la traiettoria di un ‘mostro’ alla stregua di Bennu, un asteroide con un diametro di oltre mezzo chilometro, per questo è necessario il lancio di un’intera flotta.

La scelta tra impatto cinetico ed esplosione nucleare (considerata l’extrema ratio) dipende da vari fattori, fra i quali le dimensioni dell’asteroide e soprattutto il tempo a disposizione che abbiamo per reagire. “Se l’asteroide è abbastanza piccolo e lo rileviamo abbastanza presto, possiamo deviarlo con l’impattatore”, ha sottolineato il fisico David Dearborn del Lawrence Livermore National Laboratory. “L’impattatore – ha aggiunto lo studioso – non è tuttavia flessibile come l’opzione nucleare, quando abbiamo bisogno di cambiare la velocità dell’oggetto più in fretta possibile”.

Si stima che sia stato scoperto soltanto un terzo dei grandi NEO (Near Earth Object) potenzialmente pericolosi, e uno potrebbe puntarci proprio in questo momento. Non a caso molti asteroidi vengono scoperti quando sono relativamente vicini al nostro pianeta – come il recente ‘sigaro spaziale’ oumuamua -, quindi progettare una simile astronave non è affatto una cattiva idea. I costi, tuttavia, sarebbero esorbitanti – la sonda OSIRIS-REX che visiterà Bennu per strapparne un ‘morso’ e riportarlo sulla Terra è costata 800milioni di dollari – e non è ancora chiaro se la NASA o altri enti intendano veramente impegnarsi nella costruzione, anche perché servirebbero molte astronavi, non soltanto una.

Gli studiosi hanno calcolato che per deviare un asteroide come Bennu è necessaria una moltitudine di impatti a 22mila miglia orarie. Ma sapere dove colpirlo esattamente non è affatto semplice, perché l’orbita di questi oggetti è costantemente perturbata (ad esempio da Giove). Nel caso in cui Bennu dovesse colpire la Terra – c’è una remota possibilità per il 21 settembre 2135 – provocherebbe un’esplosione da 1,15 gigatoni, paragonabile a 23 volte quella della più grande bomba a idrogeno. Una vera e propria catastrofe, benché non paragonabile a quella prodotta 66 milioni di anni fa l’asteroide chixulub di circa 10 chilometri, che ha decretato la scomparsa dei dinosauri non aviani. I dettagli sul progetto ‘anti-Armageddon’ sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Acta Astronautica.

[Credit: MasterTux]

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