Perché pensiamo che l’acqua imbottigliata o nei brick sia più sicura di quella del rubinetto? Se il discorso è che la troviamo più buona si tratterebbe di una scelta più che legittima; altrimenti ci troviamo di fronte ad una leggenda priva di fondamento, al netto delle possibili eccezioni dovute ad anomalie, che grazie a controlli serrati vengono immediatamente comunicate e risolte. Ecco perché possiamo fidarci dell’acqua che sgorga dai nostri rubinetti domestici.

Principali differenze tra acqua commerciale  e pubblica

C’è sicuramente differenza tra acqua confezionata e quella che sgorga dal nostro rubinetto. La prima deriva da fonti che dimostrano di avere già ottime qualità per poter fornire acqua bevibile. Viene confezionata dopo essere stata sottoposta a controlli, dopo di che sarà trasportata nella filiera fino al negozio sotto casa, soprattutto mediante camion. Sono le stesse aziende produttrici ad inviare al Ministero della salute una autocertificazione. Queste acque subiscono pochi trattamenti, per esempio con l’ozono in modo da eliminare ferro, manganese, zolfo e arsenico. Sia per l’acqua commerciale che per quella pubblica tempi e metodi del trattamento sono di pubblico dominio.

Filtri a osmosi inversa: sono davvero utili?

I depuratori a osmosi inversa da applicare ai rubinetti derivano da un metodo usato nell’esercito americano per rendere potabile l’acqua dei fiumi. Riscuotono da tempo un certo successo, promettendo di filtrare l’acqua in modo da renderla più sicura. Un presupposto privo di fondamento. Infatti non fanno altro che impoverire ulteriormente l’acqua dei suoi sali minerali. Questo la renderebbe molto utile per il ferro da stiro eliminando il problema del calcare; l’acqua infatti può contenere anche calcio, un elemento prezioso per il nostro corpo, ma che non deve essere assimilato in quantità eccessive, infatti sono tenute sotto controllo tanto per l’acqua commerciale quanto per quella pubblica. Al solito è la dose che fa il veleno. Fare esperimenti di elettrolisi non porta a niente, se non ad ingannare i consumatori facendo vedere i “misteriosi residui” derivati dal processo. Molto semplicemente con l’eletrolisi otteniamo dei residui di ruggine provenienti dallo stesso strumento utilizzato.

Perché l’acqua commerciale ha una scadenza?

Non sempre le fonti che forniscono acqua ai nostri rubinetti hanno già tutte le caratteristiche necessarie, così subiscono sempre dei trattamenti, per esempio con determinate quantità di cloro contro eventuali agenti patogeni. Ecco perché non dobbiamo preoccuparci di sterilizzare tutta la rete di tubature presenti nel territorio. Il cloro lo troviamo anche nel sale e a contatto della nostra pelle in piscina. Mentre diversi studi hanno accertato un maggiore rischio di trasmettere infezioni con l’acqua in bottiglia. Questo però non c’entra direttamente col fatto che l’acqua abbia una data di scadenza; essa infatti è relativa al materiale di cui è composto il contenitore. L’acqua del rubinetto invece è trattata appositamente contro contaminazioni esterne. I controlli per le acque pubbliche sono sicuramente molto frequenti. Oltre a questo hanno un basso impatto ambientale, non necessitando i trasporti di quella commerciale o l’utilizzo di ingenti quantità di plastica e cartone.

Il complotto dell’acqua pubblica

Abbiamo chiesto ulteriori approfondimenti direttamente a degli esperti, tra questi il chimico Emanuele Zecchino che ha avuto modo di lavorare per un laboratorio privato all’analisi dell’acqua destinata al consumo.

“L’acqua di rubinetto è periodicamente controllata dalle aziende distributrici – ad esempio l’Acea – che hanno l’obbligo di presentare alle Asl i documenti relativi alle analisi microbiologiche effettuate”.

Non è possibile che le grandi aziende responsabili possano aggirare i controlli falsificando la documentazione e le analisi?

“In realtà non è possibile che lo facciano. Questo perché la responsabilità dell’acqua è dell’azienda soltanto fino al contatore, dopodiché dal contatore al singolo rubinetto la responsabilità dell’acqua che esce dai rubinetti è del proprietario dello stabile. Se questo per il privato cittadino non cambia niente, diverso discorso vale per gli esercizi pubblici: essi infatti sono obbligati ad effettuare le medesime analisi microbiologiche con cadenza mensile. Questo significa che in una zona in cui ci sono diversi esercizi aperti al pubblico, come ad esempio negozi, uffici, bar, ristoranti, teatri e quant’altro, ognuno di essi farà analizzare la propria acqua, e di certo ognuno avrà il suo laboratorio di analisi a cui commissionare questi controlli. Se realmente accadesse che l’azienda erogatrice falsificasse delle analisi e distribuisse acqua non a norma, nel giro di un mese si avrebbero centinaia di analisi indipendenti effettuate da diversi laboratori che noterebbero l’anomalia su tutto il territorio distribuito”.

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