Una mano robotica a basso costo senza rinunciare alla qualità dei materiali e alle funzioni tattili e prensili, caratteristiche ormai imprescindibili per qualunque protesi moderna. Non è un sogno, ma l’obiettivo di un gruppo di giovani campani che si è riunito sotto l’insegna della D.A.M.Bros Robotics, un’azienda che si occupa di robotica, informatica ed elettronica puntando fortissimo sulla prototipazione basata sulla stampa 3D. Mimic.Ha, questo il nome della promettente protesi, è stata progettata col preciso scopo di aiutare tutte quelle persone con limitate disponibilità economiche che hanno bisogno di un arto sostitutivo. Una mano robotica oggi viene infatti a costare attorno ai 10mila euro, e non tutti possono permettersela; Mimic.Ha, quando (e se) finirà sul mercato, avrà un costo inferiore del 90 percento, ovvero ‘soltanto’ mille euro.

A sottolineare le potenzialità dell’ambiziosa protesi, al momento un prototipo, è Marco D’Ambrosi, studente di ingegneria meccanica, appassionato “maker” e vicepresidente della D.A.M.Bros Robotics: “è una mano animatronica, sviluppata per essere estremamente accessibile ai meno abbienti e personalizzabile”, ha sottolineato il giovane dirigente. “Grazie alla struttura interna stampata in 3D – ha aggiunto D’Ambrosi – può essere adattata perfettamente alla fisionomia di chi la riceverà. Può essere controllata via smartphone o tramite un controller dedicato”. Come suggerisce il nome della società, la D.A.M.Bros Robotics è guidata da fratelli; oltre a Marco partecipano il presidente Mauro, ingegnere elettronico esperto di robotica e automazione, e Donato, il tesoriere e segretario, che come Marco studia ingegneria meccanica ed è uno specialista designer di CAD.

La prima protesi robotica realizzata dal gruppo è stata sviluppata per un bambino, e a dargli l’aspetto di una mano vera e propria è stata Sveva Germana Viesti, che è socia dell’azienda assieme ad altri sette giovani ragazzi. La Viesti è una scultrice esperta di effetti speciali; è laureata all’accademia delle Belle Arti e collabora col cinema. Grazie a un silicone pensato per il settore medico ha dato forma e consistenza alla Mimic.Ha, come si può osservare nei video.

Trattandosi di un prototipo ci sono ancora diversi dettagli importanti da implementare, testare e perfezionare. Come spiega D’Ambrosi debbono essere integrati i sensori tattili, che percepiscono la presa di un oggetto, e va studiata anche la scalabilità della protesi, che deve essere delle dimensioni giuste per ciascun paziente trattato. Una delle fasi più complesse da elaborare risiede nel collegamento col sistema nervoso del paziente, che pur non avendo un arto può comunque inviare gli impulsi per gestire la protesi. È una strada molto lunga e irta di ostacoli, anche burocratici, ma tutto lascia pensare che Mimic.Ha diventerà una straordinaria realtà. L’ennesima per il settore sanitario del nostro Paese.

[Credit: D.A.M.Bros Robotics]

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