Chi ha osservato una balena dal vivo conosce bene la maestosità di questi splendidi mammiferi marini: ma perché sono diventati così grandi? A questa domanda gli scienziati provano a dare una risposta chiara e definitiva da molto tempo, ma è tutto fuorché banale. Sebbene l’idea è che la vastità degli oceani e il sostegno del mezzo acquatico al peso corporeo rappresentino il principale ‘volano’ per le loro imponenti dimensioni, in realtà, secondo studiosi dell’Università di Stanford e dell’Università della Louisiana, l’acqua porrebbe persino dei limiti più stringenti rispetto alla terraferma, legati alla temperatura corporea e alla ricerca del cibo.

Secondo il team di biologi coordinato dal professor William Gearty, le grandi dimensioni dei mammiferi marini riflettono il bilanciamento tra la necessità di mantenere la temperatura corporea e quella di procurarsi cibo sufficiente per sopravvivere. Se sei troppo piccolo, infatti, perdi calore così in fretta che non riesci a mangiare abbastanza cibo per mantenere stabile la tua temperatura corporea (l’acqua ha una temperatura più bassa rispetto a quella dei mammiferi marini). D’altro canto, poiché il metabolismo aumenta con l’accrescersi delle dimensioni più della capacità dell’animale di raccogliere il cibo, ci deve per forza essere un limite massimo oltre il quale non ci si può spingere. “Fondamentalmente, gli animali sono macchine che richiedono energia per funzionare: questa esigenza di energia pone dei limiti severi su ciò che gli animali possono fare e quanto possono essere grandi”, ha sottolineato il professor Craig McClain, un coautore dello studio.

Le grandi balene con i fanoni, i misticeti, sono avvantaggiati nelle dimensioni perché sono animali filtratori, e consumano meno energia rispetto ai cetacei odontoceti, cioè quelli con i denti, che devono attaccare attivamente le loro prede. Quelle del capodoglio, il più grande cetaceo con i denti che arriva a 18 metri di lunghezza per 50 tonnellate di peso, secondo i ricercatori sono le dimensioni massime che possono essere raggiunte dai mammiferi marini con un sistema di predazione attiva.

I ricercatori sono giunti a queste conclusioni dopo aver analizzato le masse corporee di 3.859 specie di mammiferi viventi e 2.999 specie di mammiferi estinti. I mammiferi marini sono derivati da mammiferi terrestri, e quasi tutti hanno subito una spinta ad accrescersi in dimensioni. Foche e leoni marini ad esempio derivano dai canidi; mentre le balene da antenati comuni degli ippopotami e altri ungulati. Le dimensioni maggiori aiutano questi animali a mantenere la temperatura, ma non possono crescere troppo, altrimenti non riuscirebbero a consumare energia sufficiente per mantenerla e sopravvivere. In definitiva, piuttosto che liberare gli animali dai vincoli delle dimensioni corporee, l’acqua impone pressioni selettive molto più forti di quelle presenti sulla terraferma. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.

[Foto di Andrea Centini]

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