All’interno di un sarcofago di legno creduto vuoto per oltre 150 anni è stata trovata una mummia del 600 avanti Cristo. A scoprirla i ricercatori del Nicholson Museum di Sydney, un istituto che fa capo all’università dell’affascinante metropoli australiana. La bara fu acquistata da Sir Charles Nicholson – politico ed esploratore cui si deve la fondazione dell’omonimo museo – nel 1857 o nel 1858, in un mercatino delle antichità in Egitto. All’epoca non c’erano controlli su questi preziosissimi reperti, e chiunque, pagando, poteva portarsi a casa un sarcofago con o senza mummia all’interno. Quando morì il facoltoso avventuriero, che recuperò preziosissimi reperti anche in Grecia e in Italia, quando morì lasciò in eredità all’Università di Sydney tutta la sua collezione, nella quale era incluso anche il sarcofago ‘vuoto’.

Un documento associato al reperto indicava che fosse vuoto, e così, per 150 anni è stato relegato in una parete secondaria dell’esposizione. Nell’estate del 2017 gli studiosi guidati dall’archeologo Jamie Fraser hanno deciso di aprirla, ipotizzando di trovare al massimo qualche piccolo frammento osseo e detriti, come spesso avviene con i sarcofagi depredati dai ladri di tombe. Prima di metterci mano gli studiosi hanno pensato di fare una scansione del suo interno, scoprendo con grande stupore molto più di quello che si aspettavano. Fraser e colleghi hanno infatti individuato due caviglie ben conservate e altre ossa, bende, piccoli pezzi di resina e una rete di perline che molto probabilmente era adagiata sul corpo della mummia.

Sui geroglifici del sarcofago c’è scritto il nome di Mer-Neith-it-es, quello di un’alta sacerdotessa del tempio della dea Sekhmet vissuta 2.500 anni fa. Poiché purtroppo i venditori degli antichi mercatini egiziani erano soliti togliere o sostituire le mummie (non tutti i clienti le volevano), i ricercatori australiani non sono sicuri che i reperti appartengano proprio a lei. Per questo stanno conducendo tutte le analisi per avere altre informazioni utili. Al momento la fusione di alcune ossa suggerisce che la la persona all’interno del sarcofago (ancora non si sa se è un uomo o una donna) è morta dopo i 30 anni, un dato che compatibile col ruolo di sacerdotessa.

Poiché sono state trovate anche le dita dei piedi, gli scienziati sperano di recuperare anche alcune unghie tra i detriti, che risultano particolarmente efficaci per la datazione al radiocarbonio. Fraser sottolinea che la “pistola fumante probabilmente non verrà mai trovata”, cioè la prova definitiva che si tratti effettivamente di Mer-Neith-it-es, ma stanno raccogliendo tutti i dati per provare a scoprire la verità. I dettagli sulla mummia sono stati pubblicati sulla rivista Muse dell’Università di Sydney.

[Credit: Nicholson Museum/Università di Sydney]

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