Un’immagine del 2 November 2011 mostra l’aggancio tra la stazione spaziale Tiangong–1 e il modulo Shenzhou 8 in orbita, a 340 chilometri dalla Terra.
in foto: Un’immagine del 2 November 2011 mostra l’aggancio tra la stazione spaziale Tiangong–1 e il modulo Shenzhou 8 in orbita, a 340 chilometri dalla Terra.

L’impatto con la Terra era annunciato e atteso da tempo. Alla fine Tiangong 1, la stazione spaziale cinese in caduta libera sul nostro pianeta, ha finito la propria corsa nel mezzo dell’Oceano Pacifico, tra Thaiti e le Isole di Cook. Nei giorni scorsi si era paventata la possibilità che i frammenti potessero cadere anche sull’Italia, tanto da portare la Protezione civile a dare istruzioni su come proteggersi. Con il passare del tempo e l’aggiornamento dei dati, le possibilità che la stazione “colpisse” l’Italia si andavano riducendo sempre di più. Alle 2.16 di oggi, 2 aprile, la costruzione è entrata in collisione con l’atmosfera terrestre. Il suo profilo, progressivamente reso sempre più rosso dalle fiamme che avvolgevano la stazione, ha finito per scomparire.

Circa quaranta minuti dopo l’ingresso in atmosfera, i frammenti sono caduti dunque in mare nel Pacifico del Sud. Una caduta che aveva presentato qualche elemento di preoccupazione e seguito, tra gli altri, anche dal Joint Force Space Component Command (Jfscc) del Comando strategico degli Stati Uniti, che aveva individuato il luogo di una possibile “pioggia” di detriti nel Sud dell’Atlantico, in un’area molto estesalunga duemila chilometri e larga settanta. Qualche pericolo era stato dunque riconosciuto al largo di San Paolo, in Brasile. È stata questa l’ultima previsione del Jfscc prima di perdere le tracce della stazione perché sorvolante un’area non controllata dall’ente statuinitense. Alla fine non si è trattato nemmeno di Atlantico, ma di Oceano Pacifico (quindi ancora più distante dall’Italia).

La Tiangong-1, stazione lunga 10 metri, larga due e dal peso di 7,5 tonnellate, è stata in orbita 2.375 giorni e 21 ore. Ha rappresentato la prima stazione cinese orbitante, lanciata il 29 settembre 2011. Nel 2016 l’Agenzia spaziale cinese aveva portato a conclusione il lancio di Tiangong-2, che doveva – e ha – sostituito il predecessero, con l’attesa che però quest’ultimo facesse un rientro controllato in atmosfera. A marzo del 2016, però, l’autorità cinese ha ammesso di aver perso il controllo del “Palazzo celeste”, come veniva appunto definito il satellite spaziale. Un’eventualità valutata dagli esperti ben prima che venisse ufficializzata, dal momento che il rientro di Tiangong-1 era stato fissato per il 2013 e poi ripetutamente prorogato. Oggi la stampa cinese reagisce all’epilogo poco decoroso di Tiangong-1 spuntando l’arma dell’orgoglio nazionale e affermando che l’attenzione mediatica verso la caduta “riflette l’invidia d’oltremare per l’industria aerospaziale cinese in rapida crescita”.

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