L’acqua era già presente sulla Terra quando un catastrofico impatto fece nascere la Luna, e soltanto in minima parte sarebbe stata trasportata sul nostro pianeta dal ‘bombardamento’ di asteroidi e comete. A suggerirlo un team di ricerca internazionale coordinato da studiosi britannici dell’Università Open di Milton Keynes, che con questo nuovo studio ha in pratica smontato la più accreditata teoria sulla provenienza del prezioso fluido. Ma procediamo con ordine.

Sebbene l’origine della Luna sia ampiamente dibattuta, la cosiddetta “Teoria dell’impatto Gigante” formulata da William Hartmann e Donald Davis nel 1975 è quella ufficialmente riconosciuta dalla comunità scientifica. In base ad essa, un enorme asteroide (o pianetino) con le dimensioni di Marte chiamato Theia, 4,5 miliardi di anni fa avrebbe colpito violentemente la Terra in formazione, proiettando materiale in orbita che si sarebbe ‘fuso’ dando vita alla Luna.

I ricercatori coordinati da Richard C. Greenwood, docente presso l’ateneo britannico, hanno trovato le prove di questo colossale impatto, confrontando gli isotopi dell’ossigeno presenti nelle rocce prelevate dalla Luna durante le missioni Apollo e quelli di rocce vulcaniche recuperate nelle profondità oceaniche. In parole semplici, gli isotopi sono praticamente gli stessi – le differenze sono dell’ordine di circa 3 parti per milione -, e ciò suggerisce che la Luna sia nata proprio da una porzione della Terra, ‘strappata’ con violenza dall’impatto con Theia.

Poiché gli isotopi sono gli stessi, ciò significa anche che l’acqua sulla Terra non deriverebbe dall’impatto di asteroidi, comete e altri corpi celesti, ma che era già presente al momento del catastrofico impatto con Theia. Altrimenti, spiegano Greenwood e colleghi, gli isotopi sarebbero stati molto diversi fra loro. Secondo le stime, soltanto tra il 5 percento e il 30 percento dell’acqua totale presente sulla Terra sarebbe stata ‘regalata’ al nostro pianeta dalla collisione con Theia. In pratica, la Terra è un ‘pianeta blu’ sin dalle sue origini, e poiché la maggior parte dell’acqua è sopravvissuta al catastrofico impatto, ciò suggerisce che anche gli esopianeti colpiti da eventi simili sono papabili per la ricerca della vita. Fino ad oggi venivano scartati a priori proprio in virtù delle devastanti collisioni. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science Advances.

[Credit: PIRO4D]

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