C’è un mix di fattori ambientali e genetici dietro al boom di allergie alimentari che sta colpendo i più piccoli. Gli agenti chimici inseriti nelle salviette profumate; il contatto con particelle di cibo presenti sulle mani di chi si prenda cura dei neonati; gli allergeni diffusi nella polvere dell’ambiente domestico e la predisposizione genetica che altera la barriera lipidica della pelle, tutti insieme rappresentano una vera e propria “bomba a orologeria”, che sarebbe alla base dell’aumento sensibile di allergie alimentari infantili, in particolar modo nei Paesi occidentali.

Lo ha dimostrato un team di ricerca della Scuola di Medicina Feinberg presso l’Università Northwestern di Evanston (Illinois), dopo aver condotto una serie di esperimenti su topi appena nati con caratteristiche simili a quelle dei neonati umani. Secondo gli studiosi coordinati dalla professoressa Joan Cook-Mills, allergologa e immunologa presso l’ateneo americano, quando questi fattori si presentano contemporaneamente si scatena l’allergia. “Questa è una ricetta per lo sviluppo di allergie alimentari”, ha sottolineato l’autrice principale dello studio. “È un importante progresso nella nostra comprensione di come l’allergia alimentare inizi presto nella vita”, ha aggiunto la ricercatrice.

Poiché circa un terzo dei bambini colpiti da allergie alimentari soffre anche di dermatite atopica, che è spesso associata a mutazioni che alterano la barriera lipidica della pelle, gli studiosi hanno studiato gli effetti di varie sostanze sulla pelle di topi neonati con le medesime alterazioni genetiche. Il contatto con particelle di uova, arachidi e altri allergeni non ha avuto effetti quando poste singolarmente; la reazione allergica – sino allo shock anafilattico – si è tuttavia palesata non appena i ricercatori hanno aggiunto all’esperimento altre sostanze, come la polvere tipica dell’ambiente domestico umano e allergeni presenti nei saponi e nelle salviettine che si usano per pulire i bambini.

Alla luce di questi risultati, i ricercatori americani suggeriscono che per ridurre al massimo i rischi è necessario lavarsi le mani prima di toccare i piccoli, e di evitare il più possibile le salviettine saponate. Qualora fossero indispensabili, vanno scelte quelle con meno composti chimici e soprattutto si deve sempre sempre con acqua, e non lasciare il sapone sulla pelle del piccolo. Si tratta di misure semplici ma da non sottovalutare, tenendo presente che tra il 1997 e il 2007 negli Stati Uniti le allergie alimentari sono aumentate quasi del 20 percento per ragazzi e bambini, e solo in Italia ci sono ben mezzo milione di bambini interessati da questo problema. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Allergy and Clinical Immunology.

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