Nel 2017 l’Adidas ha venduto un milione di scarpe realizzate con la plastica recuperata negli oceani. Il virtuoso obiettivo è stato raggiunto grazie alla collaborazione con Parley for the Oceans, un’organizzazione che si batte per la tutela del più grande e importante ecosistema del nostro Pianeta. Tra le principali iniziative di Parley vi è proprio la raccolta dei rifiuti plastici che inquinano il mare, una missione costante e particolarmente impegnativa, tenendo presente che in media, ogni anno, finiscono negli oceani ben otto milioni di tonnellate di plastica.

Il colosso tedesco dell’abbigliamento sportivo ha stretto un accordo con l’organizzazione ambientalista per la plastica recuperata attorno agli atolli delle Maldive, e così è nata la linea Parley delle scarpe da ginnastica “Ultra Boost”, realizzate proprio grazie al materiale recuperato in mare e riciclato. Come dichiarato da Kasper Rorsted, l’amministratore delegato di Adidas, i tre modelli nati dalla collaborazione (Ultraboost, Ultraboost X e Ultraboost Uncaged) lanciati nel corso del 2017 hanno riscosso un notevole successo tra il pubblico, che ha accolto con favore il messaggio ecologico alla base delle calzature.

Circa il 95 percento delle parti di queste scarpe, come lacci, fodera del tallone, copri-fodera,  stringhe e altri dettagli, è ottenuto completamente dai rifiuti riciclati. Per fare una sola scarpa, spiega Adidas, è necessaria la plastica contenuta in 11 bottiglie, e considerando che ne sono state vendute ben un milione in così poco tempo, appare evidente quanto l’inquinamento sia diventato pressante anche attorno a paradisi turistici come le Maldive.

Del resto la plastica, spinta dalle correnti oceaniche, è riuscita a devastare anche isolette remote e disabitate come la piccola Henderson delle Pitcairn britanniche, nel Pacifico, dove è stata rilevata la più elevata densità di rifiuti plastici dell’intero Pianeta. Oltre a inquinare la plastica uccide anche gli animali, come dimostrano le autopsie choc di uno zifio (un cetaceo odontocete) morto in Norvegia con 30 sacchi di plastica nello stomaco, e di un capodoglio di 10 metri spiaggiatosi in Spagna. I veterinari hanno tolto dal suo apparato digerente 30 chilogrammi di plastica, che aveva ingerito scambiandoli per prede.

[Credit: Adidas]

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