Reagire negativamente allo stress quotidiano ci fa ammalare di più e seriamente; per non compromettere la nostra salute è dunque vincente la strategia del “lasciar correre” e guardarsi avanti, senza farsi travolgere dalla sofferenza e dalla disperazione, riflettendo costantemente sugli scogli che intralciano il nostro cammino. Lo ha dimostrato un team di ricerca del Dipartimento di psicologia e comportamento sociale dell’Università della California di Irvine (UCI) e del Dipartimento di sviluppo umano e studi umani dell’Università Statale della Pennsylvania, che ha studiato gli effetti a lungo termine delle emozioni negative in circa 1.200 volontari.

Gli studiosi, coordinati dalla professoressa Kate Leger dell’ateneo californiano, hanno osservato che reagire sempre negativamente alle situazioni stressanti di ogni giorno – come un rimprovero sul lavoro, un brutto lavoro a scuola, una multa da pagare e via discorrendo – può influenzare sensibilmente la salute di una persona. “ La nostra ricerca – ha sottolineato la Leger – mostra che le emozioni negative che persistono anche dopo piccole situazioni quotidiane stressanti hanno importanti implicazioni per la nostra salute fisica a lungo termine”. Dall’analisi dei dati raccolti, ottenuti attraverso specifici questionari sottoposti ai volontari, è emerso che l’eccessiva negatività manifestata innanzi allo stress si palesa con un maggior rischio di sviluppare patologie croniche e menomazioni funzionali, anche a ben 10 anni di distanza dagli eventi scatenanti.

L’aspetto negativo risiede nel fatto che la frenetica vita moderna è costellata di eventi più o meno stressanti, e dato che non è possibile evitarli tutti, “sorvolare” sulle conseguenze è l’unico metodo per tutelare la propria salute. “Lo stress e’ comune nelle nostre vite quotidiane. Succede sul lavoro, succede a scuola, succede a casa e nelle nostre relazioni. La nostra ricerca – ha concluso Leger – mostra che la strategia del ‘lasciar perdere’ potrebbe essere vantaggiosa per la nostra salute fisica a lungo termine”. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Psycological Science.

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