Dallo studio dei cambiamenti stagionali nell’atmosfera terrestre è possibile ottenere informazioni in grado di aiutarci nella ‘caccia’ alla vita aliena nello spazio. Per questa ragione gli studiosi di diversi istituti americani, coordinati dal Centro di Astrobiologia delle Terre Alternative presso l’Università della California (Riverside), stanno raccogliendo quanti più dati possibili sullo strato di gas che circonda il nostro pianeta.

Ma com’è possibile trovare gli alieni osservando ‘casa nostra’? Tutto è legato alla composizione chimica dell’atmosfera terrestre, a sua volta influenzata dalla biosfera, cioè dall’insieme degli organismi viventi che popolano la Terra. Basti pensare all’ossigeno rilasciato dalle piante, le cui concentrazioni atmosferiche sono strettamente connesse alle stagioni. Nell’emisfero nord, dove c’è la maggiore concentrazione di vegetazione, durante l’estate la crescita esponenziale delle piante si traduce in un boom di ossigeno riversato nell’atmosfera, oltre che in una riduzione di anidride carbonica.

Studiando le fluttuazioni di questi e altri composti chimici atmosferici – come il metano – dovuto alle stagioni è possibile ottenere una firma biologica molto più significativa di un dato statico. Ed è proprio andando a caccia di queste firme nelle atmosfere dei pianeti extrasolari che i ricercatori proveranno a dimostrare la presenza o meno della vita in un determinato sistema.

Il limite attuale è legato alle tecnologie dei telescopi, ma a brevissimo saranno lanciati nello spazio e disponibili a terra nuovi strumenti in grado di scandagliare nel dettaglio le atmosfere degli esopianeti. Avendo come confronto le fluttuazioni delle firme biologiche terrestri, sarà molto più semplice capire se in un dato pianeta sta avvenendo qualche processo legato alla biosfera. In pratica, a causa delle distanze interstellari, non si va a cercare l’alieno a ‘passeggio’ nel proprio ambiente, ma l’impatto della biodiversità su scala globale.

A rendere difficoltosa la ricerca della vita extraterrestre con un tale sistema vi sono i potenziali falsi positivi e falsi negativi, legati a eventi geologici/planetari che possono simulare gli effetti di una biosfera. Oppure una biodiversità aliena che non produce firme assimilabili a quelle terrestri. Secondo i ricercatori americani, in un pianeta con basso ossigeno l’ozono rappresenta una firma biologica molto più facile da valutare sotto il profilo delle fluttuazioni stagionali, per questo i nuovi telescopi dovranno avere sensori per l’ultravioletto, banda dove viene rilevato agevolmente. I dettagli della ricerca americana, finanziata dall’Istituto di Astrobiologia della NASA, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata The Astrophysical Journal Letters.

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