Una decina di impiegati di Google ha dato le dimissioni per protestare contro la decisione dell’azienda di fornire sistemi di intelligenza artificiale all’esercito statunitense, allo scopo di accelerare i processi di analisi e riconoscimento delle fotografie e riprese aeree realizzate dai droni. Le dimissioni riguardano impiegati statunitensi e arrivano a mesi di distanza dalle prime notizie sulla discussa collaborazione tra Google e il Pentagono, chiamata “Project Maven”. La società per ora non ha diffuso commenti sulla vicenda, che è stata ampiamente raccontata dal sito di informazione tecnologica Gizmodo sulla base delle testimonianze di diversi dipendenti di Google e di alcuni documenti interni.

Le persone che hanno deciso di dimettersi hanno spiegato a Gizmodo di non avere ricevuto risposte convincenti dai dirigenti di Google, che sembrano essere meno disposti di un tempo a dare retta ai loro dipendenti. Per anni la società ha incentivato un confronto aperto e schietto al suo interno, invitando gli impiegati a commentare il lavoro svolto e i prodotti, sia nel caso dei servizi per i singoli utenti sia per quelli destinanti alle grandi organizzazioni. Diversi dipendenti hanno detto di essere rimasti delusi dalla scarsa considerazione ricevuta dopo le loro segnalazioni.

Almeno 4mila dipendenti di Google hanno firmato una petizione interna contro Project Maven, nella quale chiedono all’azienda di chiudere al più presto il progetto e di rivedere le politiche aziendali in modo da non impegnarsi in future collaborazioni con i militari. Le notizie su Project Maven erano iniziate a circolare alla fine di febbraio, portando Google a promettere in breve tempo la pubblicazione di un documento sull’utilizzo dei suoi sistemi di intelligenza artificiale, nel quale indicare limiti e condizioni d’uso. A distanza di più di due mesi, scrive Gizmodo, del documento non c’è ancora traccia.

Google sostiene che il suo coinvolgimento in Project Maven sia legato all’utilizzo di software open-source liberamente accessibile, che quindi il Pentagono potrebbe utilizzare anche senza l’assistenza tecnica che la società offre a pagamento. I sistemi di intelligenza artificiale di Google non sono utilizzati direttamente per organizzare le missioni dei droni, ma il fatto che siano impiegati per mappare aree geografiche e distinguere obiettivi secondo alcuni dipendenti è un motivo sufficiente per chiedere la chiusura della collaborazione.

La vicenda di Project Maven apre interrogativi più grandi che vanno oltre il caso specifico e coinvolgono più in generale le soluzioni di intelligenza artificiale, sempre più potenti e diffuse. Più di 90 esperti e studiosi di etica, scienze informatiche e intelligenza artificiale hanno sottoscritto una lettera aperta con la quale chiedono a Google di interrompere la collaborazione con il Pentagono. Nella lettera viene citata la necessità di lavorare a trattati internazionali che vietino l’uso di sistemi automatici per l’impiego di armi. Secondo i firmatari, la collaborazione di Google e di altre grandi aziende come Amazon e IBM nel settore militare potrebbe accelerare lo sviluppo di armi completamente autonome, rendendo sempre più difficile il loro controllo.

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