di Luciano Lago

Lascia di stucco il modo in cui i giornali e le Tv forniscono le notizie realtive ai drammatici avvenimenti di Gaza. Si nota lo sforzo di minimizzare le responsabilità di Israele e di stabilire una sorta di “equidistanza” tra le ragioni dei palestinesi che manifestano per l’anniversario della Nabka e il comportamento dei soldati israeliani che sparano sulla folla disarmata.

Il fatto di riferire di “scontri a Gaza” è già un modo per depistare il pubblico ed è come giornali e TV filo atlantisti presentano gli avvenimenti.


Qualunque persona assennata sa bene che, quando cecchini super armati sparano sulle persone disarmate che manifestano a 100 metri di distanza, questo non può essere uno “scontro” ma un massacro. Esattamente quello che sta accadendo a Gaza che peraltro è confermato dal bilancio delle vittime: oltre 100 vittime, di cui 60 in un solo giorno, 2.600 feriti da una parte e nuessuna vittima e nessun ferito dall’altra parte, quella dei soldati di Israele.

Come già notato in precedenza , il termine “scontro” è quasi sempre usato per riciclare l’asimmetria di potenza e dare allo spettatore l’impressione di due parti uguali in conflitto. Questo modo di deformare i fatti oscura le dinamiche di potere e la natura del conflitto stesso, ad esempio, chi l’ha istigato e quali armi sono state usate. Questo sistema viene adottato quando si vuole descrivere la violenza senza offendere nessuno al potere, con le parole di George Orwell, “per nominare le cose senza richiamare immagini mentali di quelle”.

È prevedibile, quindi, che nella copertura delle recenti sparatorie di massa a Gaza da parte di Israele – che hanno ucciso oltre 100 palestinesi e ferito più di 2.600 – la parola “scontri” è usata per eufemizzare il ruolo dei cecchini che, da posizioni fortificate, sparano su manifestanti disarmati a 100 metri di distanza: una sorta di “tiro al piccione”.

Questo è il modo in cui riferiscono ad esempio da Repubblica : “Gerusalemme Capitale, scontri a Gaza tra palestinesi e esercito israeliano”. Simile il modo della Stampa di Torino di presentare i fatti : ” Apre l’Ambasciata Usa a Gerusalemme. Scontri al confine con Gaza …” Idem tutti i TG dei principali canali, tutti allineati sulle posizioni di Israele e degli USA, senza quasi eccezioni. Unica eccezione riscontrata, quella del Manifesto che intitola: “Amnesty: «A Gaza commessi crimini di guerra» .Ragazzi palestinesi a Gaza

Per quello che riguarda la Stampa internazionale, la CNN apre scrivendo: “Giornalista tra i 9 morti negli ultimi scontri a Gaza, dicono i funzionari palestinesi della Mezza Luna”.
“Gomme bruciate , gas lacrimogeni e fuoco vivo: gli scontri a Gaza diventano mortali” ( Washington Post , 4/6/18 )
“Scontri in Israele: Sette palestinesi uccisi nelle proteste di confine a Gaza” ( Independent ).
“Dopo gli scontri a Gaza , Israele e palestinesi combattono con video e parole ( New York Times, ).

La foglia di fico degli “scontri” è necessaria per riferire sui nemici di Israele e degli statunitensi che si sono radunati per manifestare contro lo spostamento della capitale a Gerusalemme.
“Scontri” è un concetto che implica un certo grado di simmetria. Quando da una parte stanno morendo a dozzine come mosche e l’altra parte si trova trincerata dietro una postazione fortificata , sparando a volontà su persone disarmate da centinaia di metri di distanza (alcune delle quali indossano giubbotti con la scritta “PRESS” ), questo non è uno “scontro”. “E ‘più precisamente descritto come un” massacro “, o almeno,” militari che sparano sui manifestanti “. (Nessun israeliano è stato ferito, ci sono anche 6 bambini fra le vittime, il che sarebbe una cosa sorprendente se due parti nella realtà” si stessero scontrando “).Tiratori scelti israliani contro i palestinesi in marcia

I fatti vengono abitualmente distorti quando si tratta di descrivere il comportamento degli alleati degli Stati Uniti, la descrizione che richiama ad una falsa parità fra le parti richiede eufemismi sempre più assurdi per mascherare ciò che sta realmente accadendo – in questo caso, la lunga distanza della realtà del massacro di esseri umani disarmati.

D’altra parte perchè meravigliarsi: per Israele i palestinesi sono considerati sub umani, il Talmud li descrive come “animali parlanti” e come tali vengono trattati. I fatti di Gaza anche questa volta confermano il disprezzo che Israele nutre per i palestinesi. L’unica “Democrazia del Medio Oriente” ancora una volta si distingue per i suoi “valori umanitari”.

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