Controllare lo stato emotivo dei dipendenti attraverso sensori che analizzano le onde cerebrali, al fine di modificarne turni e mansioni per garantire la massima efficienza nel flusso di lavoro. Non è un film di fantascienza ambientato in un futuro distopico, ma esattamente ciò che sta avvenendo in questo momento in Cina, all’interno di numerosissime aziende pubbliche e private. Al personale, stando a quanto riportato dal sito cinese in lingua inglese South China Morning Post, vengono fatti indossare speciali caschi o berretti equipaggiati con sensori, che fanno una vera e propria elettroencefalografia (EEG) scansionando le onde cerebrali. I dati raccolti vengono inviati a un’intelligenza artificiale che, analizzandoli, è in grado di interpretare e valutare lo stato d’animo del lavoratore. Le informazioni vengono così girate a un superiore, che a quel punto, se non ritiene un lavoratore idoneo alla mansione di cui si sta occupando, perché magari arrabbiato o stressato, può decidere se metterlo a riposo o riassegnarlo temporaneamente.

Il sistema, che travalica ogni principio di privacy sul posto di lavoro, è stato messo a punto non solo per ‘ottenere il massimo’ dai dipendenti, ma anche per evitare il più possibile gli errori umani, che possono creare veri e propri disastri in determinati ambiti. Non è un caso che tra i principali fruitori di questi speciali sensori, messi a punto da Hangzhou Zhongheng Electric anche attraverso ingenti finanziamenti pubblici, vi siano le ferrovie, in particolare quelle della trafficatissima tratta ad alta velocità che collega Pechino a Shangai. Ma vengono già ampiamente utilizzati nella polizia, in ambito militare e in tante aziende private. Molto presto saranno un equipaggiamento standard anche per i piloti di linea.

Al di là dell’etica che circonda simili dispositivi, quanto effettivamente sono in grado di determinare lo stato emotivo di una persona? Secondo gli scienziati americani del prestigioso Massachusetts Institute of Technology, meglio conosciuto con l’acronimo di MIT, davvero molto poco. Secondo gli studiosi, che hanno pubblicato un documento ad hoc, l’elettroencefalografia ottenuta da questi sensori attraverso la pelle sarebbe troppo blanda, e inoltre non c’è ancora una prova concreta sul legame tra onde cerebrali e stato emotivo.

In pratica, non si può sapere con certezza se una persona è arrabbiata, ansiosa, tesa e così via semplicemente ‘leggendo’ le sue onde cerebrali, ma è necessario valutare altre informazioni, su tutte l’espressione del viso. Non è un caso che, negli ospedali, simili caschetti di monitoraggio sono collegati anche a telecamere e ad altri sensori che monitorano temperatura corporea e movimenti. Per il MIT si tratterebbe dunque soltanto di una sorta di pubblicità sulla supremazia tecnologica cinese, in particolar modo per l’IA che gestisce i dati dei sensori. Di diverso avviso alcune aziende cinesi che li sfruttano, come la Zhejiang Electric Power, che da quando ha iniziato a introdurre i caschetti avrebbe fatto impennare i profitti di ben 315 milioni di dollari.

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