In occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia cerchiamo di fare chiarezza dal punto di vista fisiologico e psichico sulla questione. Non si tratta infatti solo delle conseguenze sociali per chi scopre di avere una sessualità diversa dalla cosiddetta “norma”. Il dibattito nell’opinione pubblica continua ad essere deviato anche da falsi miti che pretendono di avere un fondamento scientifico, soprattutto paventando un “rischio di contagio” ai danni dei minorenni. Purtroppo non è stato sufficiente esorcizzare tutti questi falsi miti prendendo in considerazione i numerosi studi sull’omosessualità negli animali, che già di per sé dimostrano l’esistenza in natura di animali gay, senza che questi rappresentino “focolai di contagio” per tutti gli altri membri di un branco. Tralasciando i dubbi sulla omogenitorialità (ovvero la possibilità da parte degli omosessuali di essere genitori), che impediscono di produrre studi totalmente scevri da condizionamenti sociali, passiamo in rassegna i principali luoghi comuni e fake news, che negli ultimi anni continuano a vertere da un lato sulla presunta condizione “contro natura” degli omosessuali, dall’altro sulla possibilità di diventare “gay per contagio” mediante il plagio dei minori o addirittura dopo l’assunzione di un farmaco.

Cure ormonali per tornare eterosessuali

E’ possibile che l’esposizione a determinati farmaci possa alterare la sessualità al punto da trasformare le persone da etero a omosessuali? Questa credenza aveva un ampio credito in passato, pensiamo alla vicenda di Alan Turing. Il grande logico-matematico a cui dobbiamo la decrittazione dei messaggi cifrati nazisti (contribuendo enormemente a sconfiggere il nazi-fascismo durante la Seconda guerra mondiale) e l’esistenza dei computer, venne condannato nel 1952 a sottoporsi a delle “cure ormonali” contro la sua omosessualità. I risultati furono pessimi, portando Turing al suicidio due anni dopo.

Cura omeopatica per lesbiche

Nel 2017 fece scalpore l’entrata in commercio in una para-farmacia romagnola di un farmaco omeopatico consigliato per le lesbiche, si tratta del Ovaria. A prescindere dal fatto che l’omeopatia viene considerata per lo più un placebo, non avendo mai dimostrato la sua reale efficacia in medicina, facciamo notare che anche per le donne si continua a considerare l’omosessualità una devianza da curare. Il cosiddetto farmaco conterrebbe tra i suoi “principi attivi” (in realtà sappiamo che le forti diluizioni omeopatiche tolgono ogni traccia di principio attivo) un “estratto ovarico” dalla natura piuttosto fumosa, non è mai stato chiarito come funzionerebbe. L’unica cosa certa in questa vicenda è che ad oggi nessuno studio scientifico ne supporta l’efficacia.

Gay con un antidolorifico

La credenza che si possa guarire dall’omosessualità presupponendo che si tratti di una malattia, è ancora dura a morire, ma esistono anche credenze diametralmente opposte, ovvero si sostiene che l’omosessualità possa essere un “effetto collaterale” di alcuni farmaci, come dimostra il recente caso del ventitreenne inglese Scott Purdy. Il ragazzo ebbe un incidente guidando dei go-kart. Sottoposto alla somministrazione di un antidolorifico, il Pregabalin della Pfizer, Scott scopre quindi di essere diventato gay, rompe la sua relazione eterosessuale e ne comincia una omosessuale. La sua denuncia contro la Pfizer ad oggi non ha avuto seguito, la casa farmaceutica non ha dato alcuna risposta. Da un lato si tratterebbe del primo caso al Mondo, dall’altro sappiamo che il farmaco in questione è anche un ansiolitico. Per tanto si ritiene che molto probabilmente abbia favorito il dissiparsi in Scott di una “omofobia interiorizzata”, portandolo ad affrontare consciamente la sua reale sessualità. Del resto una volta smesso di assumere il farmaco Scott non ha smesso di essere gay.

L’educazione sessuale nelle scuole fa diventare gay?

Fino a qualche anno fa ebbero un ampio successo in Rete articoli dove si sosteneva che l’Unione europea – su imposizione dell’Oms – avrebbe introdotto dei corsi di masturbazione nelle scuole primarie, addirittura a partire dai quattro anni di età. Tutto questo avrebbe quindi minacciato il normale sviluppo psico-fisico dei piccoli alunni, esponendoli anche al rischio di divenire omosessuali. Non vogliamo entrare nel merito delle questioni prettamente ideologiche e sociali che fanno da background all’intera vicenda. Cerchiamo solo di rispondere al luogo comune piuttosto diffuso in base al quale l’educazione sessuale sarebbe pericolosa se insegnata ai bambini, favorendo devianze nel loro sviluppo, e tra queste verrebbe annoverata anche l’omosessualità. Intanto facciamo presente che non è mai stata imposta da alcun Ente internazionale l’introduzione di corsi di masturbazione ai bambini. Semplicemente nel rapporto dell’Oms si spiegava agli insegnanti che esiste una sessualità fin dai primi anni di vita e che le pratiche auto-erotiche potevano manifestarsi anche nei bambini, senza che questo debba destare preoccupazione.

Le ragioni per cui insegnare educazione sessuale ai bambini è importante, vengono spiegate ampiamente nel documento dell’Oms che ha dato origine alla vicenda. Sono fondate ovviamente su una ampia mole di studi e non si esauriscono solo nel combattere l’omofobia (infatti i pregiudizi spesso vengono introiettati nelle persone fin dall’infanzia), ma anche per introiettare meglio importanti concetti sulla profilassi, dare strumenti ai bambini per denunciare eventuali abusi e rispettare la diversità di genere. Nulla di tutto questo può comportare un “rischio di contagio” dell’omosessualità, visto che non esistono i presupposti sanitari perché questo avvenga.

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