Nelle zone più inquinate d’Italia c’è un preoccupante aumento di tumori maligni nella fascia di età compresa tra 0 e 24 anni, un +9 percento che si accompagna a un rischio di mortalità superiore del 4-5 percento per tutti coloro che vivono in queste aree. L’eccesso di mortalità rilevato nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale o Regionale (SIN o SIR) ha strappato la vita a 12mila italiani in un periodo di otto anni, tra il 2006 e il 2013. Poco più di 5mila sono morti a causa di patologie oncologiche, mentre oltre 3.600 hanno perso la vita per malattie dell’apparato cardiocircolatorio.

Sono i drammatici dati diffusi in seno al workshop dedicato alla presentazione dello studio SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti), a cura dell’Istituto Superiore della Sanità. Per quanto concerne i giovani, è emerso che quelli che vivono in queste aree hanno un rischio di sviluppare sarcomi dei tessuti molli superiore del 62 percento; per i linfomi Non-Hodgkin c’è esattamente il doppio delle probabilità, mentre per le leucemie mieloidi si sale sino al 66 percento. Nella fascia di età compresa tra i 20 e i 29 anni si registra anche un rischio maggiore del 36 percento di sviluppare il tumore ai testicoli.

In queste aree, nelle quali vivono complessivamente 6milioni di persone per un totale di 319 comuni coinvolti, hanno un’incidenza maggiore anche le malformazioni, in particolar modo quelle all’apparato genitale, agli arti e al sistema nervoso. Nel complesso si registra un numero di ospedalizzazioni superiore del 6-8 percento nei bambini per tutte le forme di patologie, che sale fino al 16 percento per quanto concerne quelle respiratorie acute e l’asma. L’inquinamento devastante dei SIR/SIN non risparmia nemmeno i neonati, come dichiarato al workshop dal professor Ivano Iavarone, primo ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute presso i siti in questione: “Per quanto riguarda il primo anno di vita – ha dichiarato Iavarone – vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei”.

I dati sono stati raccolti dai 45 SIN/SIR presenti in Italia, per 28 dei quali sono disponibili i database del registro tumori. Fra essi vi sono Brescia, Piombino, Taranto, Laghi di Mantova, Livorno e Gela, sedi di importanti industrie, porti e in generale aree dove sono avvenuti sversamenti considerevoli di inquinanti. Dai dati emerge una certa disparità tra Nord e Sud; se infatti nelle regioni settentrionali investite dal problema le bonifiche e altri processi per migliorare la situazione stanno avendo effetti, a Sud è ancora tutto fermo o comunque i progressi risultano poco significativi.

Alla luce di questi dati, spiega Iavarone, “ è necessario proseguire la sorveglianza epidemiologica nelle aree contaminate, basata su metodi e fonti informative accreditati, per monitorare cambiamenti nel profilo sanitario in relazione a sorgenti di esposizione/classi di inquinanti specifici e per verificare l’efficacia di azioni di risanamento”.

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