Durante la pausa pranzo, Chinapa Payakha esce da un negozio della catena 7-Eleven con due buste di plastica in mano. In una c’è una bottiglia di Big Gulp, e nell’altra il suo pranzo e una banana, avvolta in una terza busta di plastica.
«Per chi lavora in ufficio le buste di plastica sono indispensabili», spiega.

Le abitudini della trentaquattrenne lasciano intendere quanto grandi siano le difficoltà fronteggiate dalle campagne anti-plastica in Thailandia, Paese in cui le buste vengono distribuite in abbondanza ogni volta che si entra in un negozio o al mercato.

Il 5 giugno è stata celebrata la giornata mondiale dell’ambiente e le Nazioni Unite hanno annunciato la «pulizia mondiale più grande di sempre» dai rifiuti di plastica. Gli esperti, intanto, continuano a tenere gli occhi puntati sul sud-est asiatico, casa di quattro tra i Paesi che inquinano maggiormente gli oceani del mondo.
Dalle grandi città come Bangkok e Jakarta fino ai resort nelle Filippine e in Vietnam, le buste e le bottiglie di plastica sono la manifestazione onnipresente dell’inquinamento della regione.

Secondo i dati del Programma ambientale dell’Onu, ogni anno vengono scaricate negli oceani di tutto il mondo circa 8 milioni di tonnellate di plastica, che uccidono la flora e la fauna marittima ed entrano nella catena alimentare umana.

Secondo un’indagine condotta dalla società ambientale Ocean Conservancy e dal McKinsey Center for Business and Environment, 5 paesi asiatici (Cina, Indonesia, Filippine, Vietnam e Thailandia) sono responsabili per oltre il 60 per cento della plastica che finisce negli oceani.

Una donna rimuove i rifiuti di plastica bloccati nei rami degli alberi vicino a una spiaggia nella provincia di Thanh Hoa, Vietnam, 4 giugno 2018. (Reuter/Kham)

Lo sviluppo di queste cinque economie «ha generato un’esplosione della domanda dei beni di consumo»; tuttavia questi Paesi non dispongono delle infrastrutture per gestire il corrispettivo boom dei rifiuti in plastica.

Susan Ruffo, direttrice delle iniziative internazionali per la Ocean Conservancy, sostiene che ‘l’emergenza spazzatura’ che tre anni fa ha colpito l’isola indonesiana di Bali, e la decisione delle Filippine di chiudere al turismo l’isola di Boracay, mostrano che i governi stanno riconoscendo l’impatto che stanno avendo sull’ambiente i rifiuti di plastica.
«Ma fronteggiare questa situazione non è una responsabilità dei soli governi: le grandi aziende, la società civile e i cittadini svolgono il proprio ruolo».

DIPENDENZA DALLA PLASTICA

Secondo Geoff Baker, attivista anti-plastica di Grin Green International, in Thailandia, dove vengono prodotti ogni anno due milioni di tonnellate di rifiuti in plastica, quella dalla plastica è una «dipendenza».

«Ovunque vai ti riempiono letteralmente di plastica» spiega Backer, che ad aprile ha causato un certo trambusto sui social media quando, dopo essersi ricoperto con 700 buste di plastica, è entrato in uno shop 7-Eleven e ha iniziato a fissare con disapprovazione le persone che acquistavano banane utilizzando un sacchetto di plastica.

Circa 80 buste di plastica estratte da una balena a Songkhla, in Thailandia. Fermo immagine del video girato il primo giugno 2018 dal Dipartimento Thailandese delle Risorse Marine e Costiere. (Dipartimento delle risorse marine e costiere della Thailandia/Social Media/via Reuters)

Alcuni residenti di Bangkok stanno prendendo sul serio il problema, e ritengono che le aziende non stiano facendo abbastanza per contrastarlo.

Watcharapon Prabsangob, un ingegnere di 28 anni, racconta di essere uscito da un negozio con una piccola busta contenente una bevanda al caffè e una cannuccia. Ha provato a rifiutare la busta, ma il commesso si è mosso troppo rapidamente. Secondo il giovane ingegnere, le attività commerciali dovrebbero impegnarsi per dissuadere i clienti dall’utilizzo delle buste di plastica, anziché contribuire volontariamente all’inquinamento.

La Cp All, che possiede oltre 10 mila 7-Eleven sparsi nell’intero Paese, ha annunciato che nei prossimi giorni lancerà una campagna per ridurre l’utilizzo delle buste di plastica in alcuni negozi della provincia meridionale di Satun, nell’ambito di una campagna ecologica.
Non ha pero fatto alcun riferimento alle altre 76 provincie, inclusa quelle di Bangkok, dove, secondo l’amministrazione locale, 10 milioni di residenti utilizzano 80 milioni di buste di plastica al giorno.

La catena di supermercati Tesco Lotus ha dichiarato che offrirà punti bonus ai clienti che non prendono una busta di plastica alla cassa. Tuttavia l’iniziativa durerà solo fino alla fine di giugno.

Alcuni mesi dopo che i militari hanno preso il potere con un colpo di Stato nel 2014, la giunta ha messo lo smaltimento de rifiuti in cima alla lista delle priorità, e ha fissato degli obbiettivi da raggiungere entro il 2021, tra i quali ridurre l’uso delle buste e delle bottiglie di plastica all’interno delle istituzioni e delle aziende statali e vietare l’uso della plastica nelle località turistiche. Si è anche parlato di una tassa sulla plastica, e di un progetto per riciclare fino al 60 per cento della plastica entro il 2021.

Tuttavia, spiega deluso Baker: «Non ho visto alcun cambiamento reale dopo le loro promesse».

CAMPANELLO D’ALLARME

Anche altri governi si sono proposti traguardi ambiziosi.

L’Indonesia, che si è ‘qualificata’ seconda dopo la Cina, nello studio del 2015 sulla cattiva gestione dei rifiuti di plastica da parte delle popolazioni che vivono nelle aree costiere (di 192 paesi), ha stanziato 1 miliardo di dollari all’anno e intende ridurre i detriti di plastica nel mare del 70 per cento entro il 2025.

Ci sono stati diversi tentativi di apporre tasse sugli imballaggi di plastica per contribuire a contrastare il problema dei rifiuti. A gennaio, però, il ministro dell’industria Airlangga Hartarto si è opposto alla tassa, sostenendo che danneggerebbe le industrie locali di cibo e bevande.

Jonas Leones, un veterano del dipartimento ambientale, ha dichiarato che nelle Filippine il danneggiamento dell’ecosistema marittimo dovrebbe costituire un ‘campanello d’allarme’ per la popolazione, che deve urgentemente ridurre l’uso della plastica.

Le Filippine, come del resto i suoi vicini, non hanno bandito a livello nazionale le buste di plastica, ma alcune autorità locali hanno varato normative per limitarne la diffusione. Alcuni centri commerciali hanno sostituito le buste di plastica con quelle di carta e stanno incoraggiando l’impiego delle buste riciclabili.

Articolo in Inglese: Southeast Asia’s Plastic ‘Addiction’ Blights World’s Oceans

Traduzione di Marco D’Ippolito

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