Oumuamua, il primo oggetto celeste venuto a farci ‘visita’ dallo spazio profondo, non è un asteroide ma una cometa. A determinarlo gli scienziati dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) guidati dall’astronomo italiano Marco Micheli, che lavora presso il Coordination Centre ESA Ssa-Neo di Frascati, all’INAF-Osservatorio Astronomico di Roma. Gli studiosi hanno in pratica riesumato la teoria proposta dopo le prime, emozionanti osservazioni dello scorso anno.

L’oggetto celeste, caratterizzato da una forma oblunga che gli è valsa il soprannome di ‘sigaro spaziale’, fu intercettato il 18 ottobre 2017 dagli scienziati della missione PANSTARRS 1 dell’Università delle Hawaii, mentre scrutavano il cielo col telescopio dell’osservatorio Haleakala. La traiettoria anomala e la velocità fecero letteralmente sobbalzare gli studiosi, dato che era la prima volta che si imbattevano in un oggetto interstellare venuto a trovarci nel Sistema solare. Non a caso per una breve finestra di tempo è stato addirittura associato a una possibile astronave aliena.

Tutte le sue caratteristiche orbitali lasciavano ipotizzare che si trattasse di una cometa, ma l’assenza di coda e chioma durante l’avvicinamento al Sole l’hanno fatto classificare come ‘esoasteroide’. Non a caso il nome hawaiano oumuamua significa proprio “messaggero venuto da lontano”. Attraverso accurate analisi astrometriche, tuttavia, Micheli e colleghi ora indicano che Oumuamua è in realtà proprio una cometa. Com’è possibile se non emette la caratteristica scia di polveri di questi oggetti celesti?

Innanzitutto, già altri studiosi avevano avanzato l’ipotesi che la crosta spessa di materiale organico che ricopre l’oggetto potrebbe racchiudere un caratteristico nucleo cometario. Sarebbe stato semplicemente ‘cotto’ durante il suo lungo viaggio interstellare durato centinaia di milioni di anni, iniziato forse in un sistema binario in direzione della stella Vega, che lo avrebbe scagliato verso il Sistema solare applicandogli anche una caratteristica rotazione.

Ma per Micheli e colleghi c’è un’altra prova e riguarda la sua orbita. Analizzando i dati delle osservazioni spaziali e terrestri, è emerso che il suo arco iperbolico non può essere spiegato dalla sola gravità del Sole e da quella di altri oggetti celesti, comportandosi dunque proprio come una cometa. Il moto di questi oggetti, infatti, può essere legato anche al processo di degassamento cometario (un deterioramento dovuto alla perdita di materiale), che ha un effetto minore rispetto alla bruta forza gravitazionale. Analizzando tutti i dati di Oumuamua, appare evidente la componente non gravitazionale della sua accelerazione, ed è per questo che secondo Micheli e colleghi si tratta di una peculiare cometa, a patto che ne conservi anche le stesse caratteristiche termiche. Se ciò venisse confermato anche da altri studiosi, potrebbero cambiare anche le teorie sulla sua misteriosa origine. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su Nature.

[Credit: European Southern Observatory/M. Kornmesser]

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