Il pianeta Urano, il settimo del Sistema solare, è curiosamente adagiato su un fianco perché miliardi di anni fa fu violentemente colpito da un enorme corpo celeste, con una massa superiore al doppio di quella della Terra. L’impatto con questo oggetto, verosimilmente un protopianeta composto da roccia e ghiaccio, oltre a far sdraiare il gigante ghiacciato – terminologia adottata anche per Nettuno – è probabilmente responsabile anche della sua gelida temperatura superficiale e della formazione delle lune e dei sottilissimi anelli che lo circondano.

A ipotizzarlo un team di ricerca internazionale guidato da studiosi dell’Istituto per la cosmologia computazionale dell’Università di Durham, Gran Bretagna, che hanno lavorato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Scienze della Terra e dello Spazio dell’Università di Washington, dell’Università della California e del Laboratorio Nazionale di Los Alamos. Gli astronomi, coordinati dal professor Jacob Kegerreis, hanno simulato decine di volte gli impatti con oggetti celesti con massa pari a una, due e tre volte quella terrestre, dimostrando che l’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta, di ben 98 gradi rispetto al piano orbitale, è compatibile con quello di un oggetto con massa doppia rispetto a quella della Terra, o poco più. In pratica, il colpo lo avrebbe messo ‘KO’ ed è per questo che ci mostra i poli e non l’equatore.

Il catastrofico evento sarebbe avvenuto alcuni miliardi di anni fa, quando il Sistema solare era ancora in formazione e tutti i pianeti venivano costantemente bersagliati da collisioni con asteroidi e altri oggetti. Accade ancora oggi, ma non con la medesima frequenza del passato, anche perché con la stabilizzazione del nostro sistema la forza gravitazionale di Giove ha iniziato a ‘tenere a bada’ numerosi oggetti potenzialmente pericolosi.

La collisione col protopianeta avrebbe generato una sorta di guscio di detriti attorno al ‘cuore di ghiaccio’ di Urano, impedendo al nucleo di diffondere il calore verso l’atmosfera. Questo spiegherebbe il motivo per cui Urano possiede la temperatura più bassa dell’intero Sistema solare ( – 220° centigradi circa), inferiore a quella di Nettuno che è più lontano dal Sole. L’impatto di tipo radente avrebbe fatto sparpagliare grandi quantità di detriti attorno al pianeta, permettendo la formazione dei sottili anelli – scoperti per caso da un aereo da ricerca nel 1977 – e delle numerose lune. Urano ha 27 satelliti naturali confermati ufficialmente, dei quali i più massicci sono Ariel, Miranda, Oberon, Umbriel e Titania. L’impatto col protopianeta potrebbe spiegare anche il caratteristico campo magnetico asimmetrico del lontano e azzurro pianeta. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Astrophysical Journal.

[Credit: ESA/NASA/Hubble]

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