Duemila anni fa nel Mediterraneo vivevano due specie di balena che oggi sono quasi completamente scomparse dall’Oceano Atlantico settentrionale: la balena grigia (Eschrichtius robustus) e la balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis). A scoprirlo un team di ricerca internazionale composto da studiosi delle università di Montpellier, Oviedo, York e British Columbia.

Gli studiosi, coordinati dalla professoressa Camilla Speller, docente presso il Dipartimento di Archeologia dell’ateneo britannico, hanno dimostrato che le due specie erano presenti nel “Mare Nostrum” grazie ad approfondite indagini molecolari condotte su dieci reperti ossei, recuperati in siti romani e pre-romani nei pressi dello Stretto di Gibilterra.

Secondo Speller e colleghi, le balene franche nordatlantiche – portate sull’orlo dell’estinzione dalla baleneria – e le balene grigie sarebbero entrate nel Mar Mediterraneo dallo Stretto di Gibilterra principalmente per partorire. La loro presenza è compatibile con alcuni racconti di Plinio il Vecchio, in base ai quali nei pressi della baia di Cadice era possibile osservare branchi di orche mentre predavano i piccoli di balena. È molto improbabile che si trattasse dei piccoli di balenottera comune (Balaenoptera physalus), dato che questa specie, l’unico cetaceo misticete regolarmente presente nel Mediterraneo, vive in acque profonde e si avvicina raramente alla costa. Le balene grigie e le balene franche, invece, sono molto più costiere, ed è verosimile che lo scrittore e naturalista romano si riferisse proprio a loro.

I ricercatori ipotizzano che i romani, probabilmente, conducessero una forma rudimentale di baleneria contro queste due specie, che sarebbero state inseguite con piccole imbarcazioni a remi e colpite con arpioni. Del resto non avevano i mezzi adatti per catturare le balenottere comuni, che come indicato vivono molto più a largo. Non sono noti i motivi per cui balene franche nordatlantiche e balene grigie sono scomparse dal Mediterraneo, ma è possibile che la caccia possa essere una spiegazione. Non si può escludere tuttavia che i romani potessero solo approfittare degli esemplari spiaggiati sulle spiagge.

Le stesse orche citate da Plinio il Vecchio sono una rarità nel “Mare Nostrum”, dove oggi vivono otto specie di cetacei stanziali più altre occasionali, come appunto l’orca e la megattera. Un esemplare di balenottera comune recentemente si è reso protagonista di uno spettacolare salto nel Santuario Pelagos, immortalato dai ricercatori del Tethys Reasearch Institute. I dettagli sulle due specie di balene “scomparse” dal Mediterraneo sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society of London B.

[Credit: José Eugenio Gómez Rodríguez/NOAA]

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