Nel cuore della Foresta Amazzonica brasiliana è stato filmato l’ultimo membro di una tribù indigena, un uomo completamente solo – da almeno 22 anni – del quale non si conoscono nemmeno la lingua e il nome. Il documento eccezionale, che lo ritrae mentre è impegnato ad abbattere un albero con un’ascia, è stato registrato dai membri del FUNAI, il Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni, l’ente governativo che si occupa di tutelare le tribù indigene (e i loro territori) che vivono nelle aree remote dell’affascinante ‘polmone verde’ della Terra.

L’uomo, conosciuto col soprannome di “ultimo della sua tribù” o “uomo delle buche” a causa delle numerose e profonde fosse che scava di continuo, è rimasto vittima dell’avidità di agricoltori e allevatori di bestiame, che a partire dagli anni ’70 del secolo scorso hanno assaltato la Foresta Amazzonica per depredarla delle sue risorse. Questi uomini non si sono fatti scrupoli a ingaggiare mercenari per sterminare intere tribù di indigeni, come quella del superstite filmato dal FUNAI. La sua gente fu massacrata tra gli anni ’70 e gli anni ’80, tuttavia fino al 1995 non era ancora completamente solo, dato che almeno altri cinque membri della tribù erano ancora in vita. Anche loro furono trucidati in un agguato organizzato dagli agricoltori (i colpevoli non sono mai stati trovati).

Credit: Acervo/FUNAI
in foto: Credit: Acervo/FUNAI

L’esistenza dell’uomo è nota al FUNAI sin dagli anni ’90, quando alcuni studiosi scoprirono case, coltivazioni e utensili nella Terra Indigena (TI) di Tanaru, nello Stato brasiliano di Rondonia. Da allora viene monitorato da una distanza di sicurezza. Il suo volto era già apparso in un documentario di circa 20 anni fa, ma il filmato appena ottenuto è del tutto eccezionale, dato che lo mostra in perfetta salute, mentre è impegnato in una delle sue attività quotidiane. L’uomo delle buche, che si stima abbia 50 anni, caccia uccelli e scimmie con arco e frecce, che poi custodisce in fosse con lance acuminate sul fondo. Le buche sono una sua grande ‘passione’, dato che ne scava in continuazione. Ne ha una anche nei pressi della sua amaca, forse per rifugiarsi all’interno in caso di pericoli. Oltre alla caccia si dedica anche alla coltivazione di mais e papaia, tutta attività fisica alla base del suo buono stato di salute, come suggerisce Altair Algayer, un dirigente del FUNAI.

Sebbene i membri dell’organizzazione monitorino e controllino il suo territorio senza farsi osservare, nel 2004 un incontro fortuito con l’indigeno stava per tramutarsi in tragedia. L’uomo delle buche scoccò infatti una freccia di avvertimento contro uno studioso del FUNAI e lo ferì. È molto probabile che non voglia avere nulla a che fare col mondo esterno, del resto ha perduto tutto ciò che aveva di più caro, restando completamente solo e isolato.

Benché protetto a distanza, anch’egli rischia la vita a causa dei mercenari, degli spacciatori di droga e degli speculatori che ancora oggi insidiano le aree remote della foresta amazzonica. Basti pensare che solo lo scorso anno dieci indios di una tribù di ‘incontattati’ furono trucidati dai cercatori d’oro nella valle del Javari, una remota area della Foresta Amazzonica ai confini con la Colombia. Non sono furono risparmiati nemmeno donne e bambini.

“Le tribù incontattate non sono reliquie primitive di un passato remoto”, ha dichirato Stephen Corry, il direttore dell’organizzazione Survival International che si occupa di tutelare e popolazioni indigene. “Vivono qui e ora, sono nostri contemporanei e una parte vitale della diversità del genere umano, ma affrontano una catastrofe se la loro terra non viene protetta”. La speranza è che l’uomo delle buche possa continuare a vivere il resto della sua esistenza come meglio desidera, dopo tutto il male che l’uomo ‘moderno’ gli ha fatto.

[Credit: Acervo/FUNAI]

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