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in foto: Credit: Chem7

I delfini rosa del Rio delle Amazzoni o inie (Inia geoffrensis) sono tra i mammiferi acquatici più minacciati dalla caccia operata dall’uomo, dato che spesso vengono uccisi per essere trasformati in esche. Il problema non riguarda soltanto questa affascinante specie di cetaceo poco conosciuta, ma ne abbraccia molte di più, poco meno della metà di tutte quelle esistenti. Secondo un team di ricerca internazionale guidato da biologi marini della Scuola di risorse naturali e Ambiente dell’Università della Florida, infatti, sono state ben 42 (su una novantina) le specie coinvolte nel fenomeno a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, in 33 diversi Paesi.

Gli studiosi, coordinati dalla dottoressa Vanessa Mintzer, hanno raccolto tutti i dati su questa pratica poco trattata negli studi scientifici, facendo emergere un quadro d’insieme particolarmente drammatico. La maggior parte delle uccisioni di cetacei marini e d’acqua dolce avviene in Sud America e in Asia, soprattutto per pescare gli squali, molti dei quali hanno fra le proprie prede piccoli cetacei come i delfini e le focene. I tranci dei cetacei vengono posizionati su palangari (o palamiti), un attrezzo da pesca professionale composto da una grossa lenza suddivise in lenze più piccole con gli ami.

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in foto: Credit: Jorge Andrade

I delfini rosa, chiamati così perché gli esemplari assumono una colorazione rosa tendente al rossastro, vengono invece sterminati per pescare il pesce gatto, una specie che ha un certo valore commerciale in Sud America. Mintzer e colleghi, che si sono recati in Brasile e Venezuela per valutare la situazione, suggeriscono che l’impatto di queste catture può avere un impatto significativo sulla tenuta della specie. Sulle inie mancano purtroppo dati sufficienti e la specie non è dunque ancora classificata nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Mintzer e colleghi sottolineano che ci sono voluti anni per capire l’impatto di queste catture sulle popolazioni di delfini rosa, e adesso è necessario attuare tutte le misure di conservazione e tutela possibili per evitare che questi mammiferi possano scomparire dal proprio habitat naturale. Si tratta di animali socievoli che per motivi di superstizione in passato non venivano cacciati, ma quando si è capito che potevano essere utili per catturare i pesci gatto i pescatori non si sono più fatti scrupoli. Molti vengono tenuti in cattività nei parchi acquatici americani. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Frontiers in Marine Science.

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