La Parker Solar Probe, la sonda della NASA progettata per studiare l’atmosfera del Sole e il vento solare da distanza ravvicinata, è decollata dalla base di Cape Canaveral (Florida) a bordo di un potente razzo Delta IV Heavy della United Alliance. Il lancio è perfettamente riuscito e il ‘lift off’ – il distacco dalla piattaforma Launch Complex 37 – è avvenuto come previsto alle 9:33 di domenica 12 agosto ora italiana, dopo un rinvio di 24 ore per un problema tecnico ai serbatoi del razzo. Gli ingegneri dell’agenzia aerospaziale statunitense avevano infatti rivelato un’anomalia nella pressione dell’elio, decidendo così di posticipare il countdown per effettuare tutte le verifiche del caso. Del resto un problema ai serbatoi avrebbe potuto letteralmente mandare in fumo anni di duro lavoro, oltre che il miliardo e mezzo di dollari investiti per realizzare la preziosa e pionieristica sonda.

In questi istanti la Parker Solar Probe, conosciuta anche con l’acronimo di PSP, è in viaggio verso la nostra stella e il primo ‘abbraccio’ è previsto per novembre di quest’anno. A causa dell’elevatissima velocità con cui la Terra ruota attorno al Sole, la sonda della NASA dovrà necessariamente frenare la sua folle corsa per entrare correttamente nell’orbita dell’astro, per questo gli scienziati hanno previsto di sfruttare la forza gravitazionale del pianeta Venere, che sorvolerà per sette volte. La frenata sarà tuttavia solo iniziale, dato che durante i suoi 25 passaggi previsti attorno al Sole, dal 2018 al 2025, la Parker Solar Probe continuerà ad accelerare fino a raggiungere l’impressionante velocità di 692mila chilometri orari: nessun oggetto costruito dall’uomo ha mai raggiunto un simile traguardo. Al momento il record di oggetto più veloce al mondo appartiene alla sonda Juno, in orbita attorno al gigante gassoso Giove.

Durante l’ultima orbita ravvicinata, la PSP arriverà a una distanza di soli 6,4 milioni di chilometri dalla stella, una posizione dove le temperature infernali – oltre 1.370° centigradi – sono sufficienti a fondere l’acciaio. Per proteggere il cuore elettronico dell’orbiter e i suoi preziosi strumenti di analisi, come Sweap, Is-is e Fields, gli ingegneri della NASA hanno equipaggiato la Parker Solar Probe con un grande scudo termico a base di carbonio, che permetterà di riflettere e deviare i raggi solari facendola operare ad appena 30° centigradi. Quando il propellente si esaurirà, verosimilmente proprio nel 2025, la sonda non sarà più controllabile ed esporrà le sue delicate componenti al Sole, che la farà quasi completamente squagliare. Lo scudo termico continuerà invece a orbitare attorno alla stella per un tempo indefinito, forse milioni di anni. La sonda Parker Solar Probe si chiama così in onore dell’anziano astrofisico Eugene Parker, che negli anni 50′ del secolo scorso sviluppò le prime teorie sul vento solare.

[Credit: NASA]

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