Qualche scatolone, vasetti di campioni biologici, un microscopio e un meteorite sono tutto quel che resta, al momento, della collezione di 20mila reperti conservati dal Museu Nacional di Rio de Janeiro, dopo l’incendio che lo ha distrutto nella notte tra domenica e lunedì. Iniziato attorno alle 19.30 di domenica, l’incendio è stato spento dai vigili del fuoco circa cinque ore dopo, tra difficoltà e ritardi come il malfunzionamento dei due idranti vicini al museo, che ha richiesto l’uso di autocisterne, con il conseguente rallentamento delle operazioni. Le cause dell’incendio non sono ancora chiare ma è in corso un’indagine. Il museo era in cattive condizioni da anni e costruito con materiale infiammabile.

Il Museu Nacional fu fondato 200 anni fa – l’anniversario dell’apertura ricorreva proprio quest’anno – ed era la più antica istituzione scientifica del Brasile, dedicata alla storia naturale e all’antropologia: la sua collezione includeva reperti archeologici egiziani e romani, il più antico scheletro umano ritrovato in Sudamerica (“Luzia”), resti di dinosauri e di meteoriti.

Tra le perdite più importanti ci sono gli oggetti fabbricati dagli indigeni, tra le poche testimonianze della vita di milioni di persone nel paese prima dell’arrivo degli europei. Anche per questo erano indigeni molti dei manifestanti che hanno protestato lunedì contro la distruzione del museo, accusando il governo di non aver fatto abbastanza e di aver tagliato i fondi per la cultura, oltre che per il welfare, per finanziare le Olimpiadi. Luiz Duarte, uno dei vice-direttorei del museo, ha incolpato il governo della decadenza del museo, aggiungendo come prova ulteriore l’assenza di qualsiasi suo rappresentante alla celebrazione per i 200 anni dalla fondazione, svoltasi a giugno. Il presidente del Brasile Michel Temer, ha definito i danni «incalcolabili».

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