Credit: Andrea Centini
in foto: Credit: Andrea Centini

Nel veleno delle api c’è una sostanza in grado di alleviare i sintomi della dermatite atopica, una malattia cronica e infiammatoria della pelle che provoca intenso prurito. Si tratta della melittina, il componente principale del veleno di questi imenotteri (apitossina), che agendo come un antiinfiammatorio riesce a interrompere la risposta immunitaria alla base del fastidioso eczema. A scoprirlo un team di ricerca sudcoreano guidato da studiosi del Dipartimento di Patologia presso l’Università Cattolica di Daegu, che hanno collaborato con i colleghi dell’Accademia nazionale delle scienze agrarie.

Gli studiosi, coordinati dal professor Kwan-Kyu Park, docente presso la Facoltà di Medicina dell’ateneo sudcoreano, hanno svelato i benefici della melittina dopo aver fatto alcuni test con modelli murini (topi) geneticamente modificati per presentare una condizione analoga alla dermatite atopica umana. Park e colleghi hanno diviso i topi in vari gruppi, tre dei quali trattati con dosi crescenti di veleno di ape da spalmare sull’eczema. Gli atri gruppi sono stati invece utilizzati come controllo e trattati con un placebo. Dall’analisi dei dati è emerso che il trattamento a base di melittina ha contrastato efficacemente l’infiammazione, riducendo le lesioni e i sintomi alla base del disagio provocato dall’eczema, come ad esempio la pelle secca e il forte prurito che ne deriva.

Ma come agisce esattamente la melittina? Gli scienziati sudcoreani hanno osservato che essa è in grado di bloccare l’espressione delle chemochine (TARC, CCL17, MDC e CCL22) e delle citochine (IL-1β, IL- 6 e IFN-γ), le molecole alla base dell’infiammazione. I risultati evidenziati nei topi sono stati suffragati anche da esperimenti con cellule epiteliali umane in coltura, i cheratinociti, dove è stato evidenziato proprio il blocco relativo all’espressione delle molecole infiammatorie. Park e colleghi sono dunque convinti che la melittina possa essere alla base di un futuro trattamento contro i sintomi della patologia, ma prima di arrivare ai test clinici sull’uomo ne andrà testata la sicurezza, dato che si tratta di una sostanza alla base di un veleno potenzialmente letale a causa di uno choc anafilattico. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica British Journal of Pharmacology .

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