mediterraneo

Il Mar Mediterraneo è teatro in questi ultimi tempi di grandi tensioni tra le due marine più potenti al mondo. La Russia e gli Stati Uniti si fronteggiano nelle sue acque in una nuova guerra fredda.

Il Mediterraneo non è mai stato così bollente come in questi ultimi anni. E c’è chi diceva, forse troppo rapidamente, che stava diventando un mare secondario. Non deve stupire quindi che le tre superpotenze internazionali, Cina, Russia e Stati Uniti, abbiano puntato o stiano puntando (come nel caso di Pechino), al Mare Nostrum. In questa sfida, sono più o meno coinvolti quasi tutti gli Stati rivieraschi, in particolare nella parte orientale del Mediterraneo. Ma ce n’è uno che più di tutti rappresenta perfettamente questo scontro mondiale: la Grecia.
L’importanza strategica della Grecia

Negli ultimi anni, la Grecia è diventata una sorta di centrale geopolitica degli interessi di tutte e tre le potenze mondiali più la Germania. Ad Atene si gioca una partita complicatissima, dove si intrecciano interessi politici, economici e militari. Così, la Grecia, Paese considerato secondario nello scacchiere europeo e impoverito dalla crisi finanziaria e dalle conseguenti “cure” imposte dalla Troika, si è trasformata in un vero e proprio obiettivo. In primis per la sua posizione strategica.

La Grecia – basta osservare una carta geografica – si trova non solo alle porte del Mediterraneo orientale, ma anche fra Mediterraneo e Mar Nero (porta della flotta Russa) ed è l’ultima parte della regione balcanica. Questo comporta che la sua posizione è strategicamente perfetta non solo per inserirsi come un cuneo all’interno dell’Europa partendo dal fronte sudorientale, ma permette anche di monitorare tutta un’area conflittuale rappresenta dalla parte Est del Mediterraneo allargato. Questa caratteristica ha fatto sì che la Grecia per decenni diventasse oggetto di sfida fra Mosca e Washington, nonostante l’appartenenza dei Atene al blocco Nato. Ma è stato soprattutto il motivo, unito alla pesante crisi del debito, che ha fatto sì che la Cina si interessasse ai suoi porti – in particolare al Pireo – come ancora della Nuova Via della Seta.

L’importanza della Grecia in questo scacchiere è stata confermata in questi giorni dal capo degli stati maggiori riuniti delle forze armate americane, il generale Joseph Dunford. Le parole del generale Usa, riportate da Military Times, sono estremamente significative: “Se si guarda alla geografia, e si guarda alle operazioni correnti in Libia e in Siria, e si guardano ad altre potenziali operazioni nel Mediterraneo orientale, la geografia della Grecia e le opportunità che offre qui sono piuttosto significative”.

Proprio per questo motivo, non deve sorprendere che recentemente il Pentagono abbia mostrato la ferma volontà di aumentare la propria presenza militare in tutto il territorio ellenico. Un’eventualità suggerita anche dal comandante supremo delle forze alleate in Europa, Curtis Scaparrotti.

flotte mediterraneo guerra

Il fattore Russia

L’aumento delle forze rivela anche le inquietudini greche di questi ultimi tempi. Due in particolare sono i punti caldi. Il primo è rappresentato dalle relazioni sempre meno solide fra Atene e Mosca dopo anni di equilibrio fra Russia e Stati Uniti. Negli ultimi tempi, il governo di Alexis Tsipras si è trovato coinvolto in una grave crisi diplomatica con il Cremlino per le presunte interferenze russe nell’accordo fra Grecia e Macedonia. Una crisi sfociata nell’espulsione di alcuni diplomatici dell’ambasciata russa dalla Grecia. Questo ovviamente è servito agli Stati Uniti per sostenere ancora di più l’importanza dell’ombrello protettivo di Washington e per rimarcare la posizione di vantaggio rispetto alle forze russe.

mediterraneo navi flotte

Il fattore Turchia

C’è poi il fattore Turchia, che per la Grecia resta sempre fondamentale. La strategia greca è da sempre orientata all’opposizione a qualsiasi piano turco di estensione della propria influenza nell’Egeo. Per Atene la questione è fondamentale. Gli incidenti diplomatici aumentano, così come quelli fisici tra forze aeree e navali turche ed elleniche. E in questi anni si sono aggiunti altri elementi ad alimentare le crescenti tensioni fra i due Stati.

Il primo è il problema Cipro, legato soprattutto allo sfruttamento dei fondali delle acque di Nicosia. La presenza militare turca nella parte nord di Cipro rende tesissimi i rapporti fra il governo greco-cipriota e Ankara e, di conseguenze, fra Grecia e Turchia. Ma c’è anche la tensione politica dettata dallo scontro fra Recep Tayyip Erdogan e Tsipras, con il primo che ha accusato la Grecia di ospitare e proteggere i militari complici del fallito golpe contro il Sultano.

La Turchia è un membro della Nato. E a prescindere da Erdogan, Ankara non abbandonerà l’Alleanza atlantica e gli Stati Uniti non abbandoneranno Incirlik, a meno di clamorosi incidenti. Tuttavia la Turchia in questi anni si trasformata in un giocatore molto difficile da valutare. Per il Pentagono è un alleato, per la Casa Bianca è un avversario. E il Sultano gioca da mina vagante sfruttando le diverse anime strategiche del Paese per sostenere Usa e Russia e contemporaneamente essere supportato dalle due potenze. Questo gioco però è pericoloso. E Washington vuole vederci chiaro, a tal punto da preferire un aumento della presenza militare nel Mediterraneo orientale. Non solo per la Grecia ma anche per altri alleati e altre operazioni.

Il fattore Cina

Parlare di Grecia in questi termini rischia però di essere riduttivo. Perché oggi, quando si discute sul ruolo greco nel gioco delle potenze, non si può escludere la Cina. Ed ecco quindi palesarsi un terzo problema: la sfida fra Pechino e Washington.

Una sfida mondiale che si declina anche in Grecia dove la Cina, per mezzo della compagnia Cosco, ha acquisito il porto del Pireo e ha gettato le basi per una penetrazione non solo greca ma anche balcanica.

Controllare le manovre cinesi è uno dei problemi principali degli Stati Uniti. Ed è anche per questo che il Pentagono vuole aumentare la sua presenza in territorio ellenico. I porti e le infrastrutture cinesi sono un segnale che la presenza di Pechino può essere non solo economica, ma anche strategica.

Let’s block ads! (Why?)

feed originale: NIBIRU2012

Powered by WPeMatico

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here