Credit: Andrea Centini
in foto: Credit: Andrea Centini

Il 61 percento delle 356 specie di tartarughe è minacciata di estinzione o è già scomparsa, un dramma della biodiversità che può avere effetti catastrofici sugli equilibri ecologici di tutto il pianeta. A lanciare l’allarme un team di ricerca americano guidato da studiosi del Centro di Scienze Biologiche Sudoccidentale dello US Geological Survey, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Tennessee Aquarium Conservation Institute, dell’Università della California di Davis e dell’Università della Georgia. Dietro all’inesorabile declino di questi magnifici rettili vi sono soprattutto la distruzione degli habitat, l’inquinamento, le catture per farne animali domestici o cibo e i cambiamenti climatici, tutti fattori antropici.

La situazione delle tartarughe, originate sulla Terra 200 milioni di anni fa e sopravvissute alla catastrofe naturale che nel Tardo Cretaceo spazzò via i dinosauri, è la più drammatica fra tutti i vertebrati. È peggiore di quella degli uccelli, dei mammiferi, dei pesci e persino degli anfibi, che da diversi anni sono gravemente minacciati da una subdola malattia fungina che ne colpisce la cute, la chitridiomicosi provocata dal fungo Batrachochytrium dendrobatidis.

Gli studiosi guidati dal professor Jeffrey Lovich, ricercatore presso lo US Geological Survey, hanno sottolineato che le tartarughe “contribuiscono alla salute di molti ambienti, inclusi il deserto, le zone umide, l’acqua dolce e gli ecosistemi marini”. Il loro declino, hanno aggiunto, “può portare a effetti negativi su altre specie, compresi gli esseri umani”. Le conseguenze di questa catastrofe, spesso costellata da tragedie come la morte delle 300 tartarughe bastarde olivastre trovate in Messico, o quella della rarissima tartaruga di Ridley rimasta strangolata da una sdraio, potrebbero non essere immediatamente evidenti.

Ma perché la scomparsa delle tartarughe può trasformarsi in un vero e proprio disastro ecologico? Innanzitutto esse popolano una grande varietà di ambienti, e la loro diminuzione può avere un impatto estremamente negativo sulle catene alimentari degli habitat delicati. Ma non solo. Alcune di esse sono onnivore, altre carnivore o vegetariane, con qualche specie che si nutre solo ed esclusivamente di poche piante. Attraverso gli escrementi le tartarughe diffondono queste piante nell’ambiente, i cui semi traggono beneficio proprio del transito nell’apparato digerente di questi affascinanti rettili. È stato dimostrato che alcuni semi hanno più probabilità di germogliare se vengono mangiati ed espulsi dalle tartarughe.

Credit: Jeff Lovich, USGS, Southwest Biological Science Center
in foto: Credit: Jeff Lovich, USGS, Southwest Biological Science Center

A sostegno della propria teoria Lovich e colleghi hanno fatto anche l’esempio curioso delle tartarughe del deserto (Gopherus agassizii), che scavano lunghe buche nel terreno. Con la loro azione sono infatti in grado di creare nuovi habitat per specie vegetali e non solo. In questi tunnel sono stati visti numerosi animali, come ragni, insetti, rettili, anfibi, conigli, volpi e addirittura linci. Questa specie è minacciata di estinzione e inserita con codice VU (vulnerabile) nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, e la sua scomparsa avrebbe un effetto a catena su numerose specie con conseguenze imprevedibili. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Bioscience.

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