È un appello accorato quello che Maria Teresa Giglio, madre di Tiziana Cantone, ha lanciato attraverso le telecamere di Domenica In. Ospite di Mara Venier, quella donna che sta affrontando il dolore più straziante che una madre possa immaginare chiede che sia restituita dignità a sua figlia e che i colpevoli indiretti della sua morte, laddove fossero accertate eventuali responsabilità, paghino. Accusa Sergio Di Palo, ex compagno di Tiziana rinviato a giudizio per calunnia, falso e accesso abusivo ai dati informatici. L’uomo dovrà comparire davanti ai giudici della quinta sezione penale del tribunale di Napoli il prossimo 18 dicembre. Del rapporto tra i due ricorda i momenti più difficili:

Avevo capito come stava Tiziana, ma forse non fino in fondo. Quando mia figlia tornò a casa dopo un anno di convivenza con Sergio Di Palo, mi chiese di portarla via. Era piena di lividi ma non volle andare in ospedale. Avevano continui litigi e lei tornava a casa in uno stato pietoso. Era provata, nervosa, quasi senza coscienza. Lui si è sempre vantato di amare Tiziana. Voleva far credere che fosse scappata da me, la menzogna era il suo pane quotidiano.

Le accuse all’ex compagno di Tiziana

Maria Teresa Giglio ricorda i primi incontri con quell’uomo che dichiara di non avere mai apprezzato: “Non avevo rapporto con questa specie di uomo fino al giorno in cui lui mi chiamò per chiedermi se poteva venire a casa mia perché doveva dirmi una cosa importante. Non mi piaceva, trovavo avesse troppa considerazione di se stesso. Mia figlia aveva alcuni problemi alimentari. La prima reazione a una delusione era quella di smettere di mangiare. Quando glielo dissi, mi rispose: ‘Signora, non si preoccupi: in casa sua è entrato un vero uomo’. Ci aveva fatto credere di essere il principe azzurro”. La donna torna al momento in cui Tiziana e il suo ex la informarono dell’esistenza in rete di quei video a causa dei quali, anni dopo, Tiziana si sarebbe suicidata:

Quando mise piede in casa mia, mi disse di quel primo video che stava circolando in rete e che era già diventato virale. Lo giustificò come un fotomontaggio. Era un video a sfondo sessuale. Mi disse che conosceva l’identità di chi lo aveva messo in rete e mi pregò di non interessarmi a questa cosa, perché ci avrebbe pensato lui. Mi chiese addirittura di cancellarmi da Facebook. Mia figlia era presente. Mi colpì il fatto che la guardasse con fare minaccioso e che parlasse sempre e soltanto lui. Si trattava di manipolazione affettiva.

Il momento in cui scoprì che Tiziana si era tolta la vita

Il racconto della Giglio prosegue, arrivando al momento drammatico del suicidio di Tiziana. Non era in casa quando sua figlia si tolse la vita. Fu raggiunta dalla telefonata della cognata che le chiedeva di rientrare prima dal lavoro. “Tiziana non si sente bene” le dissero. Maria Teresa non immaginava quanto era invece accaduto “Ho perso la mia unica figlia, che era tutta la mia vita. Non dimenticherò mai quel giorno in cui mia cognata mi chiamò per dirmi che Tiziana non si sentiva bene. Quando arrivai nel viale dove abito e vidi i carabinieri e l’ambulanza, realizzai subito cos’era successo. Mi ricordo la sensazione di strapparmi tutto ciò che avevo addosso: i capelli, gli orecchini. Non volevo crederci. Poi svenni e dei vicini di casa mi portarono in casa loro”. La mancanza, a distanza di due anni, resta straziante:

 Mi manca tutto, è come cadere in un pozzo nero dal quale sei certa di non riemergere più. Provi un’oppressione tale…un senso di disperazione misto a senso di colpa. Un genitore non dovrebbe mai sopravvivere al proprio figlio. Era la mia unica figlia. Tiziana è cresciuta senza padre, il suo punto di riferimento era il nonno che era già mancato. Da lì sono cominciati i problemi. Lei si sentiva rifiutata dal proprio padre. Quel senso di abbandono ha caratterizzato la sua vita.

Quei video sono ancora in rete

La madre di Tiziana non si scaglia solo contro quel’ex fidanzato che ritiene responsabile. Attacca i giganti del web, colpevoli di non avere rimosso fino in fondo le tracce di quei filmati che rovinarono l’esistenza della Cantone: “Quando accadono cose così terribili è come se tutto fosse vanificato. Questa è la sfida più dura cui ti possa sottoporre la vita. È come se Tiziana non fosse mai nata, mai esistita. Ho perso una figlia. Sono anni che abbiamo iniziato questa battaglia: non ha ottenuto nulla lei quando era in vita, e nemmeno io adesso che non c’è più. Adesso il suo ex compagno è stato rinviato a giudizio. L’ho sempre ritenuto responsabile. Tutt’ora continua a postare commenti offensivi. Ieri è uscito un altro articolo su un giornale in cui emerge il fatto che c’è ancora gente che cerca il video hard di mia figlia. Tiziana fece tre denunce. Fece un ricorso d’urgenza e la sentenza uscì dopo 14 mesi. Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso”. Infine ricorda quella figlia andata via troppo presto con le parole usate da un medico per descriverla: “Tiziana è una bambina in un mondo di adulti”. Lo era, forse, e ha pagato cara quella sua fragilità. Oggi la madre si occupa di aiutare altre giovani che si trovano nelle stesse condizioni contro le quali dovette lottare Tiziana:

Sono una donna distrutta ma cerco di andare avanti perché voglio avere giustizia. Tante mamme mi scrivono e mi chiedono in che modo riesco a stare calma. Al mio posto lo avrebbero ammazzato. Il femminicidio virtuale è diventato un vero allarme sociale. Le istituzioni devono fare qualcosa di serio. Quelli che devono essere sanzionati non sono solo gli utenti che introducono certi video in rete, devono essere responsabilizzati anche i giganti del web. Non possono essere luoghi in cui tutto è permesso. I social sono la nuova forma di comunicazione e devono valere le stesse regole che valgono nella vita reale. Sto ricevendo messaggi di ragazze che sono nelle stese condizioni. Una giovane mi ha scritto che sta per suicidarsi. Non è possibile che non si faccia ancora niente. Mi appello al nuovo ministro della giustizia.

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