CATANIA – L’attività sismica della Sicilia orientale è costantemente monitorata dal personale e dalla strumentazione dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania, diretto da Eugenio Privitera, un sismologo.


– Direttore Privitera, la terra continua a tremare, in modo violento nell’area etnea, l’ultimo segnale in ordine di tempo la notte scorsa con epicentro a Santa Maria di Licodia: perché?

“Riteniamo da tutta una serie di dati che possano essere eventi sismici collegati all’attività eruttiva dell’Etna. E’ in atto una fase di ricarica di magma che risale e provoca questi assestamenti. Lo sappiamo dalla deformazione in atto, dai parametri biochimici, dai rilevamenti satellitari. Sul territorio c’è una rete capillare che rileva qualsiasi minima attività del vulcano, dal punto di vista fisico, chimico, termico, sonoro. Non dimentichiamoci che il nostro è il secondo vulcano più attivo al mondo. In particolare questo terremoto è avvenuto in una zona ad alta pericolosità sismica, interessata sia dalla sismicità legata all’attività del vulcano Etna sia da eventi di origine tettonica che possono raggiungere magnitudo elevata, come nel caso del 1818 quando si ebbe un evento di magnitudo pari a 6.3.. ”.

https://www.sicilianetwork.info/etna-si-prepara-una-eruzione-importante/

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