Il platanista (Platanista gangetica gangetica) o delfino del Gange, un mammifero che vive principalmente nell’immenso fiume indiano, è sempre più vicino all’estinzione. Basti pensare che in meno di venti anni, a partire dagli inizi del Duemila, da decine di migliaia di esemplari si è passati ai circa 1.500 di oggi. Per far fronte a questo drammatico crollo lo scorso 5 ottobre è stato avviato il National Dolphin Research Centre, un ente vero e proprio – il primo nel suo genere in tutta l’Asia – dedicato allo studio e alla conservazione di questi splendidi animali.

Il centro è nato nel cuore dell’università di Patna dello stato del Bihar e sorge sulle rive del fiume, che dal 2017 è stato ‘promosso’ legalmente a persone giuridica, cioè equiparato a un’entità vivente ai fini legali, una decisione per contrastare soprattutto lo sversamento di inquinanti nelle acque. Il centro per studiare i delfini del Gange è stato voluto soprattutto dal biologo R.K. Sinha, docente presso la Nalandra Open University; da anni studia questi cetacei con una tale passione che è stato soprannominato “l’uomo dei delfini”. È proprio grazie agli studi di Sinha che il dramma di questi mammiferi acquatici è stata posto all’attenzione del grande pubblico, ottenendo il grande risultato dell’apertura del centro, il cui obiettivo principale è provare a salvare gli ultimi esemplari rimasti.

Una delle minacce principali per questi delfini è rappresentata dalla creazione di dighe, che hanno frammentato la popolazione riducendone di conseguenza la variabilità genetica e quindi la capacità di sopravvivenza. Danni enormi sono stati arrecati alla specie dallo sversamento di inquinanti provenienti dalle coltivazioni e dalle uccisioni con le reti da pesca, sia incidentali che per farne esche per pesci gatto e afrodisiaci. Anche le modifiche ai corsi dei fiumi per favorire l’irrigazione dei campi e il traffico navale hanno avuto un impatto devastante sui delfini del Gange.

I progetti idroelettrici hanno inoltre continuato a ridurre la profondità del fiume; basti pensare che in appena 13 anni in alcune aree è stato perduto quasi mezzo metro, con un impatto devastante sulla catena alimentare e sugli equilibri ecologici. Tra le altre specie minacciate dai fattori antropici anche lontre, uccelli acquatici, coccodrilli, tartarughe e anfibi, alcune delle quali pressate anche dal bracconaggio. Con la fondazione del National Dolphin Research Centre gli esperti sperano di far riprendere e prosperare l’iconica specie di delfino di fiume, tra le più minacciate del pianeta.

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