Credit: NASA
in foto: Credit: NASA

Viaggiare verso Marte mette seriamente in pericolo la vita degli astronauti, poiché i raggi cosmici cui sono esposti compromettono la funzionalità intestinale e danneggiano il DNA dell’apparato digerente, innescando lo sviluppo del cancro. A gettare un velo inquietante sulle future missioni spaziali verso il Pianeta Rosso, ambizioso obiettivo per NASA, ESA e agenzie aerospaziali private come SpaceX, è stato un team di ricerca composto da studiosi del Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare dell’Università Georgetown (Washington) e del Centro di Ricerca sul Cancro “Lombardi”. Solo alcuni mesi addietro un team dell’Università del Nevada aveva ipotizzato un rischio di morte doppio per i pionieri di Marte.

Gli autori del nuovo studio, coordinati dal professor Kamal Datta, docente presso l’ateneo americano e capo progetto del Centro di ricerca specializzato della NASA “NSCOR”, hanno determinato la pericolosità dei raggi cosmici – in particolar modo degli ioni pesanti – conducendo specifici esperimenti con modelli murini (topi). Gli studiosi hanno sottoposto un gruppo di topi a una bassa dose di radiazioni di ferro presso il NASA Space Radiation Laboratory (NSRL) di New York e li hanno messi a confronto con altri due gruppi di roditori; uno non esposto a radiazioni (gruppo di controllo) e uno esposto a radiazioni gamma, simili ai raggi X.

Dalle analisi condotte sulle funzionalità e sui tessuti dei topi è emerso che quelli esposti agli ioni di ferro non solo avevano sviluppato cellule incapaci di assorbire nutrienti, con una compromissione permanente nella funzionalità intestinale, ma anche numerosi polipi cancerosi emersi nello stomaco e nell’intestino. Datta e colleghi hanno inoltre osservato un aumento sostanziale delle cellule senescenti, che non riescono a suddividersi normalmente e inficiano la funzione intestinale, oltre ad aumentare il rischio di cancro. I topi sono stati esposti a basse dosi di radiazioni equivalenti a quelle che gli astronauti avrebbero assorbito durante un viaggio di un mese.

Sulla Terra fortunatamente siamo protetti dagli ioni pesanti (ferro e silicio) grazie al campo magnetico del pianeta, ma nello spazio ne veniamo letteralmente bombardati, e purtroppo al momento non esiste un sistema in grado di proteggere gli astronauti dai loro effetti nefasti. “Con l’attuale tecnologia di schermatura è difficile proteggere gli astronauti dagli effetti avversi delle radiazioni ioniche pesanti. Anche se potrebbe essere creato un farmaco per contrastare questi effetti, nessun composto del genere è stato ancora sviluppato”, ha dichiarato il professor Datta.

Il vero pericolo per gli astronauti è rappresentato dai viaggi lunghi: “Durante i viaggi brevi, come le volte in cui gli astronauti hanno viaggiato sulla Luna, non ci si espone a questi livelli di danno; la vera preoccupazione è rappresentata dai danni provocati dai lunghi viaggi, come quelli verso Marte o verso lo spazio profondo, che sarebbero molto più lunghi”. Insomma, benché Musk abbia detto che porterà il primo uomo su Marte entro il 2024 e la NASA pensi al 2035, prima di partire è fondamentale trovare un metodo per proteggere gli astronauti dai raggi cosmici. Il rischio è quello di trasformare l’esplorazione del Pianeta Rosso in vere e proprie missioni suicide. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.

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