La questione bioetica legata all’aborto è tornata in auge recentemente, come sembra succedere ciclicamente ogni anno. Al solito i punti di vista sono fortemente polarizzati e non sta a noi decidere chi dei due schieramenti ha ragione in termini etici, possiamo invece prendere in esame le peggiori fake news prodotte sul tema, facendo leva proprio sulla comprensibile emotività che si porta dietro. Si va dai finti documentari creati al solo scopo di screditare chi effettua gli aborti, ai feti che stringono la mano del chirurgo come se si rendessero conto di cosa sta accadendo. Alcuni studi dimostrerebbero addirittura che abortire possa essere una forma di doping per le atlete, o che l’uso dei cellulari possa provocarne di spontanei.

Il feto che urla durante l’aborto

Un frame tratto dal nocumentario "The silent scream"
in foto: Un frame tratto dal nocumentario “The silent scream”

Uno dei classici nella produzione di fake news attorno al tema dell’aborto è certamente il nocumentario “The silent scream” (Il grido silenzioso), prodotto nel 1984 coi connotati di uno snuff movie. Nonostante sia stato abbondantemente smontato fin dal 1996, continua ad essere ritenuto credibile, avendo a suo tempo ricevuto anche l’endorcement del presidente americano Reagan. Lo scopo del film è quello di farci vedere quanto soffra il feto durante l’operazione, ce lo fanno proprio vedere mentre spalanca la bocca nel tentativo di urlare. Ma non c’è effetto speciale che tenga: tutt’oggi non esistono evidenze di come un feto possa avere capacità di movimento intenzionale, tanto meno di percepire che stia per avvenire un aborto, semplicemente perché la corteccia cerebrale non è ancora sufficientemente sviluppata, tanto da percepisce il dolore o elaborare informazioni.

L’aborto può essere una forma di doping?

L’atleta russa Olga Olga Karasyova.
in foto: L’atleta russa Olga Olga Karasyova.

Questa leggenda rientra nell’ambito di un fatto storico accertato, quello degli atleti sovietici dopati. É difficile non notare che lo scandalo del doping russo risalga agli anni ’80, proprio come il nocumentario di cui abbiamo accennato. Allora non era percepito il problema delle fake news, ma circolavano lo stesso e si nutrivano come oggi di un misto tra fatti reali, suggestioni e propaganda politica. Tuttavia non è mai stata accertata la storia in base alla quale atlete come Olga Karasyova fossero state costrette ad avere rapporti sessuali per poter restare gravide e successivamente abortire, in base alla convinzione che questo potenziasse le loro prestazioni. La presunta intervista rilasciata dall’alteta in cui avrebbe confessato questa pratica è stata smentita da lei stessa, come riportano anche i colleghi di Snopes, denunciando per diffamazione gli autori di un giornale russo che mise in circolazione la finta intervista. Le ragioni per cui, a livello teorico, si dovrebbe poter usare l’aborto come doping derivano dai presunti studi di un certo Prof. Poul-Erik Paulev, il quale avrebbe sostenuto come la gravidanza potesse potenziare i muscoli delle atlete. Tali risultati non risultano in nessuno studio peer review.

La manina del feto che stringe quella del medico

Più recente la fake news meglio nota come “La mano della speranza”. Girano diversi falsi miti su questa immagine, da entrambi gli schieramenti. C’è chi nega la veridicità della foto, mentre è assolutamente autentica. Immortala una operazione chirurgica avvenuta nel 1999, condotta dal medico Joseph Brunner ed il bimbo Samuel Alexander (oggi ha 19 anni), cosa che evidentemente toglie l’immagine da un contesto legato all’aborto. Si trattava di una operazione chirurgica resasi necessaria in quanto il piccolo aveva una grave malformazione nota come “spina bifida”. Il medico ha inoltre smentito quanto si sostiene riguardo ad una posa intenzionale, insomma quella mano non usciva per volontà del feto, né ha mai stretto la sua, del resto sia Samuel che la madre erano sotto anestesia.

Feti umani nei ristoranti cinesi

Hanno cominciato a circolare fin dal 2007 immagini in cui era possibile vedere dei presunti feti umani messi a bollire, sarebbe infatti una moda culinaria cinese, gli orientali li troverebbero una prelibatezza. Quindi perché non prendere per buona la possibilità di trovarci a mangiare carne umana infilata a nostra insaputa negli involtini primavera? Tutto parte da una convinzione derivante dalla medicina tradizionale cinese, in base alla quale mangiare placenta garantirebbe lunga vita. L’origine della bufala invece, va cercata negli scatti di un artista cinese, Zhu Yu. Li aveva presentati sette anni prima in un festival di Shangai. Dopo tanti anni distinguere le sue opere da quelle prodotte da semplici emulatori risulta difficile, ma non meno affascinante se si vogliono studiare i percorsi attraverso i quali le bufale possono nascere e diffondersi.

I cellulari provocano aborti spontanei?

Come spesso capita diverse bufale possono produrre anche dei crossover, come nel caso dello studio che dimostrerebbe un collegamento tra le onde WiFi dei cellulari e gli aborti spontanei, unendo così alla polemica sull’aborto quella sulle onde elettromagnetiche. Come avevamo già avuto modo di constatare lo studio pubblicato su Scientific Reports (oggi nell’occhio del ciclone per uno studio poco accurato sull’omeopatia), non dimostra affatto una correlazione tra uso del WiFi e incidenza dei casi di aborto spontaneo, il campione di donne in dolce attesa preso in esame non dava infatti risultati rilevanti rispetto alla normale casistica, i ricercatori poi sembrano voler dimostrare anche la dannosità delle onde non ionizzanti del WiFi, altro falso mito mai dimostrato.

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