L’osteoporosi, malattia caratterizzata da un progressivo indebolimento delle ossa, tale da incrementare il rischio di fratture, viene spesso ritenuta inevitabile in avanzata età, ed è questo uno dei principali falsi miti che ruotano attorno a questa patologia, assieme ad altri duri a morire, come quelli che vorrebbero circoscriverla alle sole donne o promettere di prevenirla semplicemente con degli integratori vitaminici o con la mera esposizione solare.

L’invecchiamento causa l’osteoporosi

Siamo abituati a dare per scontato che con l’invecchiamento l’osteoporosi sia inevitabile, cosa che potrebbe portare a ignorare i fattori di rischio di cui si dovrebbe tener conto per prevenirla, anche prima della terza età. Lasciando perdere quelli che non possiamo controllare – come la predisposizione genetica – ve ne sono altri per i quali possiamo fare qualcosa: evitare cattive abitudini alimentari con scarso apporto di calcio, non fumare, non eccedere con gli alcolici ed evitare una vita sedentaria. Vi sono poi fattori di rischio che possono presentarsi se si deve essere sottoposti a lungo a determinati farmaci, come i corticosteroidi, l’eparina, gli anticoagulanti orali o gli anticonvulsionanti, questi possono indurre una perdita di minerali nelle ossa, indipendentemente dal sesso e dall’età. Un capitolo poco noto nella letteratura di questa malattia è quello dell’osteoporosi nei giovani, un caso emblematico è quello dell’atleta Bobby Clay campionessa europea juniores nei 1500, che fin dall’età di 15 anni si sottopose ad un regime di allenamento intensivo previsto per atleti più anziani, combinando il tutto con un regime di sotto-alimentazione, fino ad arrivare a perdere il ciclo mestruale.

Il cibo stava diventando il nemico, anche se giuro ancora oggi di non aver mai avuto un disturbo alimentare. Vivevo costantemente in contatto con chi, sfortunatamente, aveva relazioni spaventose con il cibo e, alla fine, anche io ho iniziato a non alimentarmi come avrei dovuto.

Un giorno Bobby si frattura un piede, semplicemente nuotando. Le viene diagnosticata l’osteoporosi all’età di 20 anni. Raccontò la sua esperienza in una lettera pubblicata su Athletics Weekly l’anno scorso. Si tratta di un esempio lampante di quanto la disinformazione, specialmente in ambito sanitario, possa essere dannosa.

Basta prendere il Sole per prevenire l’osteoporosi?

Parliamo della preziosa vitamina D, di cui avevamo trattato anche nell’ambito dei falsi miti sugli integratori alimentari. Certamente la luce del Sole contribuisce notevolmente a innescare nel nostro organismo la produzione di questa sostanza, tuttavia non è detto che sia sufficiente a darci il giusto apporto, per vari motivi legati al nostro metabolismo e alla natura della nostra pelle. L’argomento della carenza di vitamina D è piuttosto controverso. In diverse ricerche è stato notato infatti che i suoi livelli non inciderebbero significativamente nella salute delle ossa. Come si spiega? É fuori discussione che livelli insufficienti di vitamina D possono essere un fattore di rischio nell’insorgenza dell’osteoporosi. Il problema sta nello stabilire cosa si intende per “carente” e cosa sia per “eccesso”, altrimenti assumere integratori – specialmente nei soggetti anziani – potrebbe rivelarsi inutile o addirittura portare a effetti avversi. Ad oggi sappiamo che circa il 90% del nostro fabbisogno viene sintetizzato attraverso la luce solare, ma stabilire quale sia l’esposizione giusta è un bel problema, date le variabili che incorrono: superficie di pelle esposta, orari di esposizione, creme solari utilizzate, colore della pelle, eccetera.

Osteoporosi, artrosi o artrite?

Ancora oggi si confonde spesso osteoporosi con artrite e artrosi (queste ultime vengono a loro volta confuse tra loro). Cerchiamo di capire meglio quali sono invece le differenze. L’artrosi riguarda la degenerazione della cartilagine, quel tessuto che funge da cuscinetto nelle giunzioni tra ossa differenti, per tanto le estremità si troveranno a subire attrito tra loro, con conseguenti dolori e infiammazioni, colpisce soprattutto le articolazioni che devono sopportare maggiormente il peso del corpo, come le ginocchia. L’artrite può essere distinta in diversi tipi e non è caratteristica di un certo periodo della vita, e sopraggiunge a qualsiasi età, può essere originata anche da ritmi lavorativi intensi o risposte immunitarie avverse nei confronti della membrana sinoviale, colpisce maggiormente le articolazioni di mani e piedi. Se non trattata opportunamente può provocare deformità e infiammazioni. L’osteoporosi invece, come già accennato, riguarda un indebolimento determinatosi proprio nel tessuto osseo.

Osteoporosi causata dal latte

In uno studio rivelatosi poi del tutto infondato che tutt’oggi continua ad essere preso sul serio, sia nell’ambito delle mode alimentari più estreme, che in quello della medicina tradizionale cinese, si sostiene come il latte possa causare l’osteoporosi. Si tratta del China Study e si baserebbe su delle ricerche svolte proprio in Cina. Ne trattammo già nell’ambito delle bufale sul latte. Al contrario questo alimento può essere un buon alleato contro l’osteoporosi. La tesi che ha portato alla credenza in una correlazione con questa malattia starebbe nel fatto che il latte contiene delle proteine in gran quantità in grado di innescare un processo di decalcificazione, questo perché contribuirebbero a creare acidità; tale fenomeno potrebbe benissimo essere riprodotto nelle piastrine da laboratorio, ma le nostre ossa sono ben più complesse. Attraverso l’azione ormonale le ossa possono fissare il calcio o rilasciarlo, bere latte è un modo per agevolare questi meccanismi.

Una malattia femminile?

Per quanto l’incidenza della malattia sia maggiore nelle donne, questo non significa che l’osteoporosi sia una malattia da cui gli uomini sono esentabili, anzi i danni dovuti alle fratture spesso risultano più gravi nei soggetti maschili. Esistono diverse stime, secondo quanto riporta “Siommms” (Società italiana dell’Osteoporosi), nel Mondo circa 1 uomo su 5 sopra i 50, affetto da osteoporosi, subirà una frattura dovuta alla malattia; il femore è l’osso maggiormente a rischio in entrambe i sessi, dovendo sopportare maggiori carichi. Nei maschi le conseguenze dopo la frattura sono molto più gravi e i tassi di mortalità a seguito del trauma sono più elevati.

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