Enormi masse di gas incandescente ruotano vorticosamente mentre vengono risucchiate dalla devastante attrazione gravitazionale di Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio – con una massa 4 milioni di volte superiore a quella del Sole – sito nel cuore della nostra galassia, la Via Lattea. La spettacolare immagine è emersa dai dati raccolti dal sensibilissimo strumento interferometrico GRAVITY del VLT (Very Large Telescope), il gigantesco telescopio dell’Osservatorio Europeo Australe (ESO) piazzato nel deserto di Atacama in Cile.

La materia brillante visibile nello scatto proviene dal disco di accrescimento del buco nero e viaggia a un terzo della velocità della luce; è prossima al punto di non ritorno, appena al di là dell’orizzonte degli eventi del gigante. La nube di gas viene letteralmente stirata dalla forza gravitazionale mentre Sagittarius A* la trascina nel suo cuore di tenebra, al quale nemmeno la luce riesce a sfuggire. “È davvero incredibile poter osservare materia che orbita attorno a un enorme buco nero al 30 percento della velocità della luce”, ha dichiarato il dottor Oliver Pfuhl, ricercatore presso il Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE) e uno degli autori della ricerca. Pfuhl e colleghi, tra i quali scienziati dell’Osservatorio di Parigi, del CNRS e del Centro de Astro Fisica e Gravitação portoghese, hanno lodato l’estrema sensibilità del GRAVITY, che ha permesso loro di osservare questi affascinanti processi con un dettaglio senza precedenti.

L’immagine rappresenta inoltre una ulteriore conferma sulla discussa esistenza del buco nero supermassiccio nel cuore della Via Lattea. Questi oggetti celesti, infatti, benché immensi restano uno dei principali misteri dell’Universo. Solo di recente un team di scienziati ha provato a fotografare un buco nero, ma la sua immagine è ancora in elaborazione presso i centri del progetto Event Horizon Telescope (Eht). Reinhard Genzel, l’autore principale del nuovo studio, ha dichiarato che riuscire a osservare questi fenomeni era un vero e proprio sogno per il team di ricerca, e non credeva che sarebbe riuscito a realizzarlo in così poco tempo grazie al GRAVITY. I dettagli della scoperta sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Astronomy & Astrophysics e sul sito ufficiale dell’Osservatorio Europeo Australe, che molto presto potrà contare anche sull’ELT, il più potente osservatorio astronomico mai realizzato in campo ottico e infrarosso.

[Credit: ESO / Gravity Consortium / L. Calçada]

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