Credit: Hubble/NASA/ESA
in foto: Credit: Hubble/NASA/ESA

Il celebre Telescopio Spaziale Hubble ha fotografato una “faccina sorridente” mentre scrutava col suo sensibilissimo occhio lo spazio profondo. L’immagine, diffusa sul sito ufficiale della NASA, è stata ottenuta con la Wide Field Camera 3 (WFC3), una potente fotocamera installata su Hubble nel 2009 in sostituzione del precedente modello, la Wide Field e Planetary Camera 2, anch’essa rimpiazzo dell’occhio originale del telescopio, lanciato in orbita nel lontano 1990.

Lo scatto mostra un’area ricchissima di galassie del cluster SDSS J0952 + 3434, che gli ingegneri dell’Agenzia aerospaziale americana stavano studiando proprio per la sua abbondanza. Il curioso volto sorridente, che strizza l’occhiolino alle moderne emoticon, è composto da tre distinte galassie, con quella più in basso e arcuata a rappresentarne la bocca. La galassia in realtà non ha quell’aspetto curvo; la sua luce è deformata dalla cosiddette “lente gravitazionale”.

L’immagine completa. Credit: Hubble/NASA/ESA
in foto: L’immagine completa. Credit: Hubble/NASA/ESA

Si tratta di un fenomeno legato alla deviazione della luce emessa da un oggetto celeste – come la galassia dell’immagine – dovuta all’attrazione gravitazionale di un altro oggetto, più vicino rispetto all’osservatore, in questo caso il Telescopio Spaziale Hubble. Il risultato della lente gravitazionale è una curvatura dello spazio-tempo che amplifica e deforma la radiazione luminosa, con un effetto ottico simile a quello di una lente, da qui il suo nome. Il fenomeno, oltre a “regalarci” immagini deformate come quella della faccina sorridente, viene sfruttato dagli astrofisici per studiare la massa degli oggetti coinvolti e altri parametri. Recentemente gli scienziati dello Space Telescope Science Institute (Stsci) di Baltimora è riuscito a misurare per la prima volta la massa di una stella attraverso questo sistema, teorizzato dal celebre Albert Einstein.

Ma torniamo al sorriso. Esattamente come per le costellazioni e altri asterismi di piccole dimensioni, cioè gruppi di stelle che creano figure geometriche sulla volta celeste, le galassie immortalate non hanno alcuna relazione di vicinanza fra loro, dato che si trovano a distanza di anni luce l’una dall’altra. Hubble stava immortalando quest’area di spazio ricca di galassie per intercettare le zone di formazione stellare al loro interno. Le stelle nascono da queste enormi nuvole di gas, che sotto gli effetti della forza gravitazionale danno vita agli astri; indagare su queste aree di “allevamento” per le giovani stelle può aiutarci a capire meglio l’evoluzione del nostro Sistema e dell’Universo.

Let’s block ads! (Why?)

Powered by WPeMatico