La cantante Annalisa Minetti è stata l’ospite del giorno a “Vieni da me”. Nella puntata odierna, la cantante vincitrice del Festival di Sanremo 1998 si è aperta con Caterina Balivo, la padrona di casa del programma del post-prandiale di Rai1, nel momento della “cassettiera”. Con lei, la Minetti ha parlato della sua infanzia, della sua professione e della sua vita privata. Ampio spazio anche alla sua malattia, la retinite pigmentosa con degenerazione maculare.

Le parole di Annalisa Minetti

Annalisa Minetti ha avuto due figli, il primo è Fabio, nato nel 2008, la seconda è Elèna Francesca, nata nel 2018. Si parla del rapporto con loro, si parla sopratutto dell’infanzia con lei, che da piccola, sognava di diventare come Lorella Cuccarini.

Quando ero piccola mi divertivo a imitare Lorella Cuccarini e a ballare nella mia stanza La notte vola. Ho fatto danza classica per 12 anni. Ho vissuto un’infanzia felice avendo vissuto in una famiglia che si è rivelata un insieme di gag improvvisate, come i Robinson. Oggi sono una mamma e credo che i figli abbiano troppi compiti. Preferirei lasciare il mio bambino fino alle 4 a scuola e vorrei più spazio per l’educazione motoria.

I problemi e gli ostacoli della sua malattia

Annalisa Minetti ha parlato del momento in cui ha scoperto di essere affetta dalla retinite pigmentosa con degenerazione maculare, spiegando che aveva 18 anni quando le dissero che avrebbe gradualmente perso la vista.

Avevo 18 anni quando il medico mi ha chiesto se avessi mai visto le stelle. Certo che le vedevo, ma mi sfuggivano i dettagli delle cose. Non mi sono mai chiesta come vedessero gli altri. Quando poi mi hanno detto che avevo una malattia per la quale avrei perso la vista, a casa nessuno ne ha fatto un dramma, tranne mio padre che ha subito il colpo. Oggi invece non mi lamento ma mi fa male non poter vedere crescere i miei figli, le loro trasformazioni.

Annalisa Minetti crede nella ricerca

Sono i Giorni della Ricerca in Rai e Annalisa Minetti è una delle ambasciatrici. Lei aveva dichiarato in passato di aver conservato il cordone ombelicale di Elèna spiegando di averlo fatto perché è un dono per la stessa piccola e per la famiglia. Quelle cellule staminali potrebbero anche darle una mano per contrastare la malattia: “Farlo è stata una delle cose più intelligenti che potessi fare, è un dono che Elèna ha fatto a me e che io faccio alla mia famiglia”. 

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