Credit: Cailar–UMR5140–ASM
in foto: Credit: Cailar–UMR5140–ASM

I Galli decapitavano davvero i loro nemici, inoltre ne imbalsamavano le teste per esporle nelle abitazioni come “trofei delle vittorie. Il brutale e sanguinario rituale, che riguardava soprattutto i nemici di alto rango, era noto soltanto dalle descrizioni presenti in alcune opere letterarie romane, che tuttavia potevano essere “arricchite” dagli autori, proprio per esaltare la cattiveria dell’ostico nemico di Roma. Insomma, erano un semplice indizio, ma non prove concrete delle macabre pratiche, emerse oggi per la prima volta grazie all’analisi di alcuni crani recuperati nel sito archeologico di Le Cailar, nel Sud della Francia.

A condurre le indagini un team di ricerca francese guidato da studiosi dell’istituto UMR-IMBE dell’Università di Avignone, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell’ASM Archéologie des Sociétés Méditerranéennes presso l’Università “Paul Valery” di Montpellier. Gli scienziati, coordinati dal professor Rejane Roure, hanno prelevato campioni da 11 crani papabili, quelli che sembravano presentare segni di traumi, decapitazione e rimozione del cervello, e li hanno analizzati con test chimici per rilevare le sostanze presenti.

Tra i biomarcatori identificati da Roure e colleghi vi erano resine di conifera, prodotti dell’acido abetico e composti aromatici molecolari che si formano solo dopo aver portato ad elevate temperature le resine. Queste tracce sono state trovate in sei degli undici crani analizzati, ma in nessuna delle ossa di animale prelevate dallo stesso sito. Come indicato dallo storico romano di origine greca Strabone nella sua opera Geografia, i Galli erano noti per imbalsamare le teste dei nemici di alto rango in olio di cedro, per poi mostrarle trionfanti nelle proprie case. Venivano custodite così gelosamente che non sarebbero state scambiate “nemmeno per un riscatto in egual peso d’oro”. Sono note altre descrizioni con simili riferimenti al rituale e all’olio di cedro.

Gli scienziati francesi non possono confermare che i composti rilevati siano effettivamente di cedro, tuttavia trovarli associati a crani risalenti all’Età del Ferro in un sito archeologico gallico rappresentano una prova convincente. I Galli, nome dato dai Romani ai Celti che vivevano nella Gallia, furono tra gli avversari più temibili di Roma; Giulio Cesare riuscì a sottometterli solo dopo anni di sanguinarie battaglie, durante le quali gli scrittori e i poeti ne sottolinearono le poco lusinghiere gesta. I dettagli della ricerca francese sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Archaeological Science.

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