Una mattina di fine settembre la polizia australiana ha perquisito la casa di Christopher Anderson, un disoccupato di 42 anni di Melbourne, sequestrando alcuni suoi computer e hard disk. A chiedere e ottenere la perquisizione era stata, pochi giorni prima, Take-Two Interactive, la società statunitense che controlla Rockstar Games, l’azienda che ha sviluppato videogiochi come il recente Red Dead Redemption 2 e prima ancora GTA V, che ha avuto incassi per oltre 5 miliardi di euro, più di qualsiasi altro videogioco o film della storia.

Take-Two Interactive aveva chiesto la perquisizione della casa di Anderson e il blocco del suo conto bancario perché riteneva che, creando e vendendo versioni modificate del gioco GTA Online, avesse violato il copyright della società. Ma è più complicata di così: partiamo dalle basi.

GTA Online è la versione multigiocatore di GTA V, che è un gioco “open world”, in cui il giocatore muove in prima persona un personaggio che, spostandosi su un territorio vastissimo, può fare moltissime cose: interagire con altri, guardare tramonti, rubare e guidare svariati mezzi di trasporto, uccidere altri personaggi in svariati modi.

Il personaggio del gioco risponde semplicemente a leggi umane: non può correre oltre una certa velocità; se gli sparano a una gamba, resta ferito; se cade dal ventesimo piano, probabilmente muore; se resta sott’acqua troppo tempo, muore, così come se gli esplode una bomba davanti al naso. Esistono però dei trucchi che permettono, spesso inserendo semplici comandi o parole segrete, di guarire improvvisamente o diventare immortale per cinque minuti. Trucchi di questo tipo esistono in quasi ogni gioco e permettono, ad esempio, di giocare a un videogioco di calcio cavalcando degli struzzi o, in un videogioco ambientato secoli fa, di far comparire una specie di uomo dal futuro che, a colpi di fucili laser, combatte contro bighe e arcieri.

Ma sono trucchi che in genere non valgono nelle versioni online, dove si compete contro altri giocatori umani che sarebbero svantaggiati da quei trucchi. Take-Two Interactive ha invece accusato Anderson di aver sviluppato – e venduto – versioni modificate di GTA Online che hanno permesso ad alcuni utenti di aggirare certe regole e avvantaggiarsi su altri giocatori.

Quando qualcuno prende il codice alla base di un videogioco come GTA Online e ne modifica certi elementi grafici o di giocabilità, si parla di modding e il risultato è una mod (o “un mod“: in italiano c’è chi lo usa al maschile e chi al femminile). Una mod è una versione modificata di un videogioco, sviluppata da un utente che non lavora per la casa di produzione di quel videogioco e lo fa quindi per passione e, solo a volte, per soldi. Se sul proprio computer si ha il gioco base installato, basta trovare la mod, scaricarla, installarla a sua volta e ritrovarsela nel gioco originale.

Alcune mod aggiungono mappe o aree di gioco; altre migliorano la grafica; altre sono considerate dei giochi veri e propri, diversi rispetto a quello di partenza; altre ancora aggiungono cose buffe e ininfluenti sulla giocabilità. Sono mod innocue, che usano il codice di base del videogioco per aggiungere elementi vari e, spesso, per rendere migliore l’esperienza di gioco. Ci sono addirittura mod che risolvono problemi di gioco, noti come bug. Altre ancora, infine, influiscono notevolmente sulla giocabilità: è il caso di “Infamous”, una nota mod di GTA Online creata da Anderson, che su internet si fa chiamare “sfinktah”, “Koroush Anderson” o “Koroush Jeddian”. Grazie a Infamous si può per esempio volare, diventare invisibili, sparare automobili dal proprio fucile e fare tutte le cose che si vedono in questo video (e molte altre ancora).

Normalmente, le aziende produttrici di videogiochi tollerano le mod in circolazione, quando sono in linea con la propria idea di videogioco, perché arricchiscono l’esperienza di gioco e molti utenti le considerano un elemento fondamentale. Spesso, quindi, la circolazione delle mod è nello stesso interesse delle aziende produttrici.

Take-Two Interactive però è contraria a certe mod (ha cinque cause legali aperte, in tre diversi continenti, per questioni simili a quella che riguarda Anderson) perché, specie nel caso di GTA Online, possono essere usate per barare avvantaggiandosi rispetto ad altri giocatori (è difficile sparare a qualcuno che diventa invisibile); oppure – ma solo in rari casi – per non pagare cose che in GTA Online sarebbero a pagamento. Nel suo annual report del 2018 Take-Two Interactive ha infatti spiegato che il 42 per cento delle sue entrate arriva da persone che pagano per comprare valuta digitale con cui fare acquisti all’interno dei suoi giochi. Quasi metà dei molti miliardi di euro guadagnati dalla società arrivano cioè da soldi spesi dai giocatori dopo aver comprato il gioco, all’interno del gioco per cui già avevano speso qualche decina di euro. Certe mod consentono agli utenti di ottenere gratis contenuti che sarebbero a pagamento: era il caso di Infamous, che costava al massimo 40 euro e che permetteva di generare valuta da usare in GTA Online.

Il caso che riguarda Anderson e Take-Two Interactive – simile a quelli delle grandi case discografiche contro chi scaricava musica illegale – è importante, più in generale, per quello che ha da dire a livello di diritto d’autore. È infatti uno di quei casi in cui si scontrano la necessità di una grande azienda di proteggere il suo prodotto e il desiderio e interesse di certi utenti di modificarlo, rendendolo aperto e collaborativo. C’è chi ritiene che il codice di un videogioco debba essere accessibile e aperto, e che chi ne è in grado abbia il diritto di modificarlo, soprattutto quando facendolo rende più piacevole e interessante il gioco.

Dopo che la polizia australiana gli ha perquisito la casa e distrutto alcuni dispositivi elettronici, Anderson ha detto che non potendo proteggere il software, Take-Two Interactive usa «tattiche intimidatorie». Per il momento non ha un avvocato. Anderson è anche stato invitato a non creare o distribuire più mod simili a Infamous, perché se lo facesse rischierebbe addirittura la prigione, ha scritto il New York Times. Ha anche detto che Infamous era, secondo il suo punto di vista, una specie di antivirus: creato perché gli utenti lo usassero per difendersi da altri utenti che baravano (in gergo si parla di cheat, trucchi) in altri modi. In realtà, poteva essere usato da tutti per barare.

Per alcuni, la linea da non superare è quella del barare. Alex Walker, che gestisce il sito di videogiochi Kotaku Australia, ha detto che «usare Infamous voleva dire barare», perché «sfruttava parte del codice del gioco per permettere a un giocatore di avvantaggiarsi a scapito degli altri», in un modo «dannoso per la comunità».

Ma c’è chi pensa che anche versioni che permettono di barare dovrebbero essere concesse. Mitch Stolz – avvocato della Electronic Frontier Foundation, che si occupa di privacy digitale e libertà di espressione – ha detto: «Chi bara rovina l’esperienza di gioco degli altri, ma non tutto ciò che è antisociale è, o dovrebbe essere considerato, anche illegale». Stolz ha anche detto, in difesa di chi fa mod: «Cambiare un gioco non è proprio come distribuire una nuova versione di quel gioco; così come guardare un vecchio film con gli occhiali da sole non è come guardare un nuovo film».

Let’s block ads! (Why?)

Powered by WPeMatico