“Il regno degli uomini bianchi di mezza età è finito”. Senza troppi giri di parole, con l’autorità che da sempre la caratterizza, Claire Underwood mette le cose in chiaro chiudendo tutti i conti lasciati in sospeso da suo marito Frank. Contrariamente a quanto accade nel mondo reale, la serie prova a immaginare uno scenario inedito e rivoluzionario, ma altrettanto torbido. Lo ha sempre fatto del resto, costruendo stagione dopo stagione un meticoloso e cadenzato passo a due, che adesso chiude con il botto di una grande prova solista fornita da Robin Wright.

In quella che è la sua stagione finale, “House of Cards 6” è partito per l’Italia alle 21.15 di venerdì 2 novembre, in contemporanea con gli Stati Uniti. È in onda tutti i venerdì e, per la prima volta nella sua storia, tutti gli otto episodi saranno disponibili sin da subito on demand. Ma dove eravamo rimasti?

Avevamo lasciato Frank Underwood dimissionario, costretto a lasciare la carica di Presidente degli Stati Uniti al suo vice, e cioè proprio a sua moglie Claire che, come ha mostrato il finale della quinta stagione, declinando la chiamata di Frank, lasciava intendere nuovi stravolgimenti in arrivo. Stravolgimenti che sono arrivati in anticipo e fuori dalla scena, con l’allontanamento di Kevin Spacey. Tutto, però, resta funzionale a una narrazione che non sposta di una virgola quella che è sempre stata l’intenzione degli autori, e cioè di dare pieni poteri alla donna che per cinque stagioni è rimasta dietro le quinte a guardare gli uomini della sua vita arrivare in cima e poi cadere. “Ora è il mio turno”, appunto.

“House of Cards” prova a specchiarsi nella politica e nell’attualità, realizzando quello che non è ancora successo e anticipando i tempi. Perché ora l’uomo più potente del mondo è una donna, e negli anni del #MeToo, dopo ripercussioni fortissime sul mondo dello spettacolo e civile, è un segnale importante. Anche se non è esattamente quel tipo di donna da cui prendere esempio, data la sanguinaria attitudine al controllo e all’inganno, Claire Underwood terrà le redini del gioco nell’atteso gran finale della serie che da anni il pubblico e la critica hanno imparato ad amare.

La “cosa peggiore mai successa agli Stati Uniti”, così i media definiscono la presidenza di Claire Underwood (ennesima analogia con il mondo reale, vedi Trump). E in qualità di nuovo Presidente degli States, al pari di suo marito, la Underwood si mostra a suo agio tra manipolazioni e tranelli, facendo tabula rasa di tutto quello che sono state le promesse della precedente gestione. Ma proprio dal passato arrivano i principali pericoli: il fedelissimo di Frank, Doug Stamper (Michael Kelly) e il ritorno giornalista Janine Skorsky (Constance Zimmer), disposti a tutto pur di veder crollare le sicurezze del nuovo Presidente. I nuovi nemici sono invece rappresentati da una coppia di lobbisti, i fratelli Annette e Bill Shepherd (interpretati dagli attori nominati agli Oscar, Diane Lane e Greg Kinnear), a capo della Sheperd Unlimited, una impresa industriale in cui lavora il figlio di Annette, un esperto di tecnologia in ascesa, Duncan Shepherd (Cody Fern).

“House of Cards” ha cambiato le regole del gioco sin dagli esordi, riscrivendo nuovi standard per il thriller politico ed è stata la serie capofila della visione in binge-watching. Il gran finale di questa serie lascerà gli spettatori ancora una volta con il fiato sospeso.

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