Credit: Museo della Florida di Kristen Grace
in foto: Credit: Museo della Florida di Kristen Grace

Le farfalle monarca (Danaus plexippus), l’insetto nazionale degli Stati Uniti, dal 2005 ad oggi si sono ridotte dell’80 percento. Il dato riguarda sia i bruchi che gli esemplari adulti della Florida centro-settentrionale, protagonisti di spettacolari migrazioni con il Messico. Il declino della specie va avanti sin dal 1955, ma negli ultimi anni gli entomologi hanno registrato un’accelerazione drammatica. Si tratta di una vera e propria caduta libera, dalla quale questi affascinanti lepidotteri arancioni e neri potrebbero non riprendersi.

Per l’entomologo Jaret Daniels, direttore del Centro McGuire per i lepidotteri e la biodiversità del Museo di storia naturale della Florida, il motivo del crollo delle farfalle monarca è strettamente connesso al declino delle asclepidae, in particolar modo della Asclepias humistrata, le piante dove vengono deposte le uova e di cui si nutrono i bruchi. Queste piante vengono infatti uccise dal glifosato, un erbicida utilizzato estensivamente per rimuovere le erbacce dalle coltivazioni di mais, soia e altri prodotti alimentari (il 95 percento dei campi coltivati statunitensi resiste all’erbicida).

Un team di ricerca guidato dal dottor Lincoln Brower, un entomologo del Dipartimento di Biologia dello Sweet Briar College deceduto all’inizio dell’anno, ha osservato che la partenza delle farfalle Monarca dal Messico è perfettamente calibrata con la massima crescita delle piante asclepidae negli Stati Uniti sudorientali, dove giungono dopo un estenuante viaggio di 3 settimane (una vita per animali che vivono appena 7/8 settimane da adulti). Delle centinaia di uova deposte da ogni esemplare femmina, solo il 2 percento diventa un bruco adulto. La loro migrazione è calcolata al millimetro perché se arrivano troppo presto possono trovare le piante ancora gelate, se arrivano troppo tardi le piante potrebbero non sostenere i bruchi. Per questo gli scienziati sono preoccupatissimi dai cambiamenti climatici, che potrebbero far saltare questi delicatissimi equilibri.

Nel mirino degli scienziati guidati da Brower – che iniziò a studiare le farfalle monarca negli anni ’50 – e successivamente da Daniels, c’è anche la diffusione tra i coltivatori della Asclepias curassavica, o asclepiade tropicale. Si tratta di una specie ornamentale affine a quelle già presenti nel territorio nordamericano ma con differenti cicli, che potrebbe trasformarsi in una “trappola ecologica” per le farfalle già duramente provate. Sfruttare le piante native, ridurre l’utilizzo di glifosato e ostacolare i cambiamenti climatici per gli esperti è l’unico modo per provare a salvare questa iconica specie di lepidottero. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Natural History.

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