Credit: NASA
in foto: Credit: NASA

Uno spettacolare bagliore tinto di arancione è stato fotografato attorno alla Terra da un astronauta a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Benché sia stato catturato lo scorso 7 ottobre, quando il laboratorio orbitante sfrecciava a migliaia di chilometri orari – e a 400 chilometri di altezza – sopra l’Australia, la NASA ha deciso di pubblicare lo scatto soltanto adesso, accompagnandolo con una spiegazione dell’affascinante fenomeno.

Si tratta di una cosiddetta luminescenza notturna, meglio conosciuta col termine anglosassone di “airglow”, un bagliore legato all’interazione tra la radiazione ultravioletta (UV) dei raggi solari con ossigeno e azoto, ma anche da altri fenomeni che coinvolgono raggi cosmici e particelle fotoionizzate. Gli elementi eccitati vengono spinti a scontrarsi nell’alta atmosfera e a formare molecole come il monossido di azoto; come risultato emettono fotoni e danno vita questa spettacolare sfera di luce. Di notte, infatti, il Sole non è mai completamente “assente”, e la debole radiazione che riesce a raggiungerci assieme a quella residua, accumulatasi negli ioni durante il giorno, possono determinare il fenomeno.

Visto dalla Terra l’airglow è paragonabile a una flebile aurora, ed è possibile ammirarlo soltanto nei luoghi privi di inquinamento luminoso. Il colore di questa “bolla” di luce che avvolge la Terra normalmente tende al verde-bluastro, ma può manifestarsi anche in altre tonalità, come dimostra l’affascinante immagine diffusa dall’Agenzia aerospaziale americana. In alcuni casi può dar vita anche a impercettibili fasci luminosi che si ergono dall’orizzonte come pilastri, proiettandosi sulla volta celeste.

Oltre ad essere molto affascinante, il fenomeno descritto per la prima volta nel 1868 dal fisico svedese Anders Ångström è di notevole interesse scientifico. Esso infatti si verifica al confine tra atmosfera terrestre e spazio, coinvolgendo particelle che possono avere un impatto sugli eventi atmosferici sulla Terra. La NASA è in procinto di lanciare un satellite – l’ICOS (Ionospheric Connection Explorer) – pensato proprio per studiare questa spettacolare e vivida zona di confine, che separa il nostro pianeta dal resto dell’Universo.

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